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“Mamuthones”, il Riesame prende tempo

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Operazione Mamuthones - Salvatorangelo Spiga

Operazione Mamuthones – Salvatorangelo Spiga

Operazione Mamuthones - Claudio Liberati

Operazione Mamuthones – Claudio Liberati

Operazione Mamuthones - Salvatore Medde

Operazione Mamuthones – Salvatore Medde

Operazione Mamuthones - Pier Paolo Mulas

Operazione Mamuthones – Pier Paolo Mulas

Viterbo – Il tribunale del Riesame prende tempo sulla vicenda “Mamuthones”.

L’ultimo dei 13 arrestati è comparso in mattinata davanti al tribunale della libertà. Si tratta di Salvatorangelo Spiga, 27 anni ancora da compiere. E’ il più giovane tra gli indagati del blitz “Mamuthones”, contro la presunta banda accusata di seminare il terrore nelle campagne, tra furti, incendi e danneggiamenti.

Un cumulo di reati contestati a vario titolo, molti dei quali interessano solo un piccolo gruppo di arrestati. Quattro su tredici rispondono anche di associazione a delinquere. Spiga non è tra questi.

La difesa del ragazzo, rappresentata dall’avvocato Franco Taurchini, ha fatto notare non solo la marginalità della sua posizione, ma anche gli screzi tra il 27enne e il nucleo più compatto del gruppo. Salvatore Medde e Pier Paolo Mulas, in carcere per associazione a delinquere, non si fidavano di Spiga. Lo ritenevano un “infame”, insieme all’altro arrestato Claudio Liberati, messo da poco ai domiciliari.

Li incolpavano della soffiata ai carabinieri sul furto di un trattore che i militari riuscirono a intercettare e sequestrare, dopo che Medde e Mulas l’avevano rivenduto a un imprenditore.

Per quel marchio di traditore che si portava addosso, magari anche senza motivo, Spiga potrebbe aver subìto atti intimidatori: il negozio di alimentari della fidanzata è stato incendiato, forse proprio da Medde e Mulas, anche se, per ora, le indagini sono in corso. Sicuramente, dalle intercettazioni emerge una chiara volontà di fargli del male: si parla di colpi d’arma da fuoco contro la sua macchina e contro quella di Liberati. Liberati va gambizzato. Salvatoretto va fatto sparire. A tutti e due si pensa di far trovare una lingua d’animale morto appesa al cancello di casa. 

Dopo l’udienza del 17 novembre, il Riesame ha disposto i domiciliari per Liberati, oltre che per Massimo Pietrelli, Gian Mauro Contena, Francesco Benito Salaris e Gavino Goddi.

Un dato che fa ben sperare anche per Spiga. La sua posizione assomiglia molto a quella di Liberati. Non solo per il comune “sigillo di infami” affibbiatogli dal resto della gruppo, ma anche per i reati contestati. Due accuse in tutto per entrambi. Ricettazione per Liberati. Detenzione illegale di arma da sparo per Spiga. E poi il furto del famoso trattore a Sutri, rubato, rivenduto e ritrovato dai carabinieri. Proprio l’episodio che aveva fatto guadagnare ai due la fama di “spie”.

Qualora il tribunale volesse applicargli i domiciliari, l’uscita di Spiga da Mammagialla sarebbe solo questione di ore. 


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