Ronciglione – Terrorizzavano le campagne della bassa Tuscia. Ma è capitato anche a loro di avere paura.
Salvatore Medde e Pier Paolo Mulas sono tra i più attivi nell’associazione a delinquere ipotizzata dalla procura di Viterbo. Eppure, malgrado l’ordinanza d’arresto parli di “alta caratura criminale”, più di qualcosa va storto in una loro scorreria notturna.
Il furto di 200 chili di formaggio sulla Cassia Cimina è la cronaca di una notte da dimenticare. Piena di rischi e di errori che i Medde e gli altri nove arrestati del blitz “Mamuthones” pagano cari. Perché è da quel colpo fallito all’azienda casearia che parte l’inchiesta sulla banda sarda.
Salvatore Medde la racconta per filo e per segno al fratello Giuseppe, arrestato anche lui la notte del 3 novembre. E così facendo commette un’enorme imprudenza. Perché non sa che la sua Volkswagen Golf è piena di cimici. Lo immagina. Ha dei sospetti che confida all’amico e compare Mulas: “Adesso la smonto questa macchina”, gli dice alludendo chiaramente a una bonifica di eventuali microspie.
Ma nel frattempo, in quella stessa macchina, parla tanto e con dovizia di particolari. E alla fine si tradisce: l’intercettazione in cui racconta al fratello di quel disastroso furto di formaggio lo inchioda, appaiandosi perfettamente ai riscontri dei carabinieri.
E’ la sera del 22 dicembre 2012. Due uomini entrano in un laboratorio caseario in zona Trentamiglia e fanno incetta di formaggi. Stanno cercando di portare via 60 forme quando due amici della proprietaria li sorprendono. Una breve colluttazione e poi la rocambolesca fuga per i campi. Non lontano c’è un ‘palo’ che dovrebbe passarli a prendere, ma i carabinieri battono la zona palmo a palmo e i ladri non possono né portare via il formaggio, né raggiungere il complice.
“E’ scattato l’allarme e sono venuti piano piano – racconta Salvatore, intercettato, a Giuseppe Medde -. C’erano quelle luci che tu quando ti avvicini si accendono, io me ne sono accorto da quello che stava arrivando qualcuno. Si è acceso questo lampione a sagoma e gli ho detto (a Pier Paolo Mulas, ndr) ‘Esci fuori Pie’. Noi stavamo passando tutto il formaggio fuori da una finestra, vaffanculo, mi hanno beccato questi due… uno ha beccato me, ho fatto più di ottanta-cento metri correndo, allora gli ho detto: ‘Fermati sennò ti sparo'”.
Il fratello Giuseppe è meravigliato. “Eh, così mi sono salvato, altrimenti mi avrebbe ammazzato – continua Salvatore -. Considera che era grosso come Gavino (Gavino Medde, l’altro fratello arrestato, ndr) e uno è andato dalla finestra da Paolo (Mulas, ndr) e Paolo lo ha colpito per uscire ed è fuggito… tutta la notte i carabinieri ci stavano cercando”.
E l’errore più grande arriva mentre cerca di attirare l’attenzione del presunto ‘palo’ Mario Tatti, l’altro arrestato per associazione a delinquere. Medde fa dei segnali con una torcia. Peccato che confonde il ‘palo’ con i carabinieri: “Lampeggio con la lampadina… ho sbagliato macchina ed erano i carabinieri in borghese! Si fermano, fanno una frenata, si sono messi a correre a piedi e io nuovamente a correre per fuggire verso Ronciglione… quello che ho passato quella notte!”.
Il fenomeno che sembra di leggere da “Mamuthones” è radicato territorialmente e socialmente. Medde, Mulas, Goddi sono sardi abitanti in provincia da decenni e in provincia si muovono. Apparentemente senza appendici altrove, anche se l’indagine, appena iniziata, potrebbe ancora portare lontano.
Una banda con un’anima doppia, che si muove tra due estremi. Da un lato, ladri di pecore, nocciole e gasolio. A volte anche sprovveduti, come nel caso del furto di formaggio. Dall’altro, calcolatori e spietati nel pianificare le estorsioni e intimorire con gli incendi.
Una miscela di delinquenza comune e crimine organizzato che ha fatto piangere agricoltori e imprenditori per anni. Forse non tutti potrebbero aver avuto il coraggio di denunciare. Ma per chi non si è ancora deciso, questo può essere il momento giusto.
Holly Golightly
– fotocronaca – slide – video
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