Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il ruolo della politica è quello di far convivere in un contesto storico gli interessi reali presenti, il contributo dei cittadini all’azione politica è quello di far crescere assieme e in un modo equilibrato la società garantendo i diritti di coloro che sono i più deboli.
Nel proporre un progetto occorre fare in modo che le persone vi si ritrovino, come identità e vedano difesi i loro interessi dalla proposta politica.
Nel progetto debbono essere chiari quali interessi si vogliono trattare e attraverso quali processi si rappresentano certe esigenze concrete.
Qualsiasi progetto politico dovrà tenere sempre presente che gli interessi reali si esprimono ed operano anche direttamente, attraverso il comportamento dei singoli e tramite le rappresentanze.
La politica deve fare i conti con i caratteri comuni di questi interessi, ma deve evitare “che i portatori di interessi possano avere la meglio sui portatori di ideali”.
Attualmente i comportamenti dei gruppi di interesse determinano delle politiche attive, le quali hanno come caratteri comuni: una concezione della vita come scommessa individuale, non condizionata all’appartenenza sociale iniziale; una concezione del tempo dove hanno un peso relativo tanto la memoria quanto la trascendenza, è l’oggi ciò che conta.
L’indebolimento del valore della Nazione come ambito necessario di appartenenza è andato a vantaggio di una dicotomia dell’identità di riferimento: una più ristretta (sono interessato al mio villaggio perché ci vivo) e una più ampia, (sono interessato al mondo perché ci lavoro).
L’azione politica non deve commettere l’errore di pensare che a questi interessi non siano legati dei valori. La politica, piuttosto, deve essere capace di guidare e incanalare il valore della individualità, che si accompagna sempre più al crescere del senso di responsabilità individuale ed alla disponibilità ad assumersi concretamente degli impegni, che fa nascere una tensione sempre più forte nel considerare lo “spazio sociale”, compreso tra una persona e l’altra, come oggetto di tale responsabilità.
Una disponibilità, dunque, a partecipare alla realizzazione delle condizioni concrete che rendano possibile una qualità alta dello spazio sociale.
La politica per essere credibile deve fare proposte e suggerire soluzioni. In questo momento i progetti politici che guidano il cambiamento sono quelli legati ai processi interni alla Unione europea che sono di due tipologie. I processi unificanti e i processi competitivi.
I processi unificanti sono il mercato unico, la moneta unica, un assetto unico per la previdenza e l’assistenza, una politica ambientale comune, un’unica impostazione per l’educazione, la formazione e l’insegnamento superiore, una politica unica per l’agricoltura, l’industria, i trasporti, una ricerca comune, e così via.
I processi competitivi, invece, sono l’ammodernamento delle strutture produttive, la politica dell’innovazione, la politica delle acquisizioni e delle concentrazioni, la politica dell’informazione e del territorio, e altro ancora.
L’identità europea si sta costruendo sul rapporto che emerge tra gli interessi reali ed il mercato. La cultura di Confartigianato ha difficoltà nel riconoscersi in questo rapporto che sorregge attualmente il sistema Europa, dove gli interessi reali e il mercato fanno da padroni in Europa e nel mondo.
La difficoltà del rapporto con le logiche di mercato e quindi con la difesa degli interessi reali, che rimangono i protagonisti del mercato, si fonda su un approccio parziale al problema che ha generato un equivoco e una sottovalutazione.
L’equivoco consiste nell’essere rimasti fermi nel ritenere il sistema del mercato fondato esclusivamente sull’utilitarismo individuale, senza considerare l’evoluzione del concetto. Oggi, infatti, il sistema di mercato è fondato su dati economici e sulla nozione di qualità della vita.
La sottovalutazione, invece, sta nella visione diffusa che intende il mercato come luogo dove dei soggetti tendono alla massimizzazione individuale del profitti. In tale visione l’utilità sociale o collettiva non sarebbe altro che la somma dell’utilità individuale, concetto superato perché l’utile individuale è una condizione necessaria ma non sufficiente per la qualità della vita.
Il presidente di Confartigianato
Stefano Signori
