Viterbo – Regolamento del verde, colpito e affondato.
Ennesimo (doppio) scivolone della maggioranza in commissione. Prosegue fra una figuraccia e l’altra la discussione, articolo per articolo.
Nella riunione di ieri, il centrosinistra scopre che il 9 non è il suo numero fortunato. Dopo un acceso dibattito si arriva alla votazione. Finisce cinque pari. Articolo 9 del regolamento bocciato.
Con l’opposizione vota anche Arduino Troili (Pd), mentre Marco Ciorba (Oltre le Mura) si astiene.
A questo punto le assessore Raffaela Saraconi e Raffaella Valeri chiedono di rinviare la discussione, dal momento che la bocciatura dell’articolo modifica nella sostanza il regolamento, influenzando anche il resto del testo.
Dall’opposizione Santucci offre un assist agli uomini (e donne) di Michelini e chiede, appoggiando le assessore, di rimandare la discussione.
Purtroppo la maggioranza non la pensa come le sue due rappresentanti di giunta. Proposta bocciata.
Si va avanti. Per poco.
All’articolo 10 qualcuno si sfila, il centrosinistra non ha più i numeri e a quel punto al vice capogruppo Pd Aldo Fabbrini non resta che alzare bandiera bianca in segno di resa, chiedendo la sospensione.
Con l’uscita dell’opposizione, il centrosinistra si è intrattenuto in sala a discutere, o meglio, a litigare fra loro.
Scollamento fra partiti, fra partiti e assessore. Non erano le ragioni per cui è in corso una verifica a palazzo dei Priori?
“Siamo allo sbando – sostiene Giulio Marini (FI) – se pure su un argomento semplice come questo, ognuno fa quello che vuole”. Le critiche all’articolo 9 sono nel merito.
“Si vogliono regolamentare – spiega Marini – le attività per verde pubblico e privato.
Sul primo non si possono affiggere manifesti, piantare chiodi o fil di ferro. Il punto è, come si fa a controllare in quelli privati?
E’ un dettame ispirato all’ipocrisia. Se si deve tagliare un albero serve l’autorizzazione, ma se pianto un chiodo, come faccio a controllare?
Questo abbiamo cercato di capire. Le assessore fanno un discorso culturale. Il verde è tutto uguale. Ma nella pratica non sarà così e su questo si è consumato lo strappo”.
Giuseppe Ferlicca
