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Scuderie a Sallupara, ecco il progetto

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Simonetta Valtieri

Simonetta Valtieri

Scuderie a Sallupara- Il progetto

Scuderie a Sallupara- Il progetto

Valeria D'Atri

Valeria D’Atri

Antonio Delli Iaconi e Leonardo Michelini

Antonio Delli Iaconi e Leonardo Michelini

Enzo Bentivoglio

Enzo Bentivoglio

Antonio Rocca

Antonio Rocca

Antonio Delli Iaconi, Leonardo Michelini e Valeria D'Atri

Antonio Delli Iaconi, Leonardo Michelini e Valeria D’Atri

Viterbo – (g.f.) – Scuderie del Bramante a Sallupara. Dopo due anni di lavoro, quello che resta della storica struttura è stato riportato alla luce.

Via la vegetazione e tutto quello che si era depositato in decenni d’incuria. Adesso non rimane che partire con il progetto di recupero. Illustrato dall’architetta Simona Valtieri al Museo nazionale etrusco (fotocronaca – slide).

Un progetto imponente. Partito nel 2012, quando l’allora sindaco Giulio Marini acquistò dal Demanio la proprietà, quindi la Fondazione Carivit mise a disposizione il progetto e la Carivit stanziò un milione di euro per il recupero, sottoscrivendo un protocollo d’intesa con il Comune.

“Oggi le scuderie sono state ripulite – spiega Valtieri – ma lo stato di degrado in cui le vediamo non è dovuto esclusivamente ai bombardamenti. Solo una parte è stata colpita, il resto è dovuto all’incuria”.

La parte che si affaccia sulla piazza si presenta così, dopo l’intervento datato 1839 dell’ingegner Federici, quando le scuderie sono state trasformate in carcere.

“Prima dell’intervento di pulitura – osserva Valtieri – non si vedeva nulla. Oggi sono riemerse le 24 colonne, alte 4,52 metri. E’ stato un lavoro non semplice, complicato dai residuati bellici, per cui sono dovute intervenire ditte specializzate, allungando i tempi”.

Quest’anno il crollo di una parete, causato dalle eccessive piogge. Non sarà ricostruita, non facendo parte del progetto iniziale, ma eretta in epoca più recente.

“La quota originaria dei pavimenti – continua l’architetta – si trova cinquanta centimetri sotto quella moderna, mattoni a spina di pesce.

La ricostruzione dei due piani dell’edificio avverrà avvalendosi della grande quantità di materiale che nel tempo è stato accumulato e selezionato, con le pietre originali”.

Un restauro che valorizza la parte antica, servendosi di tecniche moderne.

La presentazione è stata preceduta da Enzo Bentivoglio che ha parlato di Egidio da Viterbo tra Bramante e Giulio II. Presenti anche il direttore artistico di Egidio 17 Antonio Rocca, il direttore del Museo etrusco Valentina D’Atri e il sindaco Leonardo Michelini, che ha chiuso illustrando la sua missione ad Avignone.

“Stiamo portando avanti un fidanzamento – dice Michelini – spero che diventi un matrimonio. I rapporti si costruiscono su interessi comuni e noi ne abbiamo molti, prodotti tipici, l’università d’Agraria.

Viterbo può ambire al ruolo di città europea anche della cultura. Abbiamo storia, cultura, spessore.

Se vogliamo, possiamo diventare città Europea, andando oltre le piccole cose come la buca o il sacchetto di rifiuti. Che comunque vanno sistemati”.


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