Viterbo – Due tempere di Matteo Giovannetti all’asta.
Santa Caterina d’Alessandria e Sant’Antonio il Grande. Una giovane principessa e un eremita. Entrambi dipinti a tempera su tavola, molto probabilmente pezzi di un’unica pala d’altare.
L’autore è Matteo Giovannetti, pittore viterbese del XIV secolo, che fece fortuna ad Avignone, dove dipinse gran parte del palazzo papale della cittadina francese.
Le due opere, che facevano parte della collezione di Franz von Lenbach a Monaco di Baviera, sono state oggetto di un’asta di Lempertz che scadeva ieri: il 15 novembre 2014. Il valore era stimato tra i 700 e gli 800mila euro.
Chissà se il comune di Viterbo se n’è accorto? Chissà se ha fatto qualcosa per entrare in possesso di un importante pezzo di storia dell’arte con un grande viterbese protagonista? Chissà, oltretutto, se sarebbe stato possibile portare a Viterbo quelle due opere prima che venissero vendute, visto che l’autore è uno degli artisti del ‘300 più significativi e che nacque proprio a Viterbo? Chissà se il sindaco Michelini ha fatto una telefonata al sua amico ministro Franceschini per chiedere un intervento per acquisire le opere? Chissà se le opere sono state vendute e a chi? Chissà… se il comune dorme?
Matteo Giovannetti nacque a Viterbo nella prima metà del 1300, ma dopo la formazione nella scuola di Simone Martini, lavorò per gran parte della sua vita ad Avignone.
Nella sua città natale ha lasciato un affresco della Crocifissione nella chiesa di Santa Maria Nuova, mentre raggiunse la fama con gli affreschi della cappella di San Marziale (1344-1346) e della cappella di San Michele, nel palazzo dei papi di Avignone.
Le due opere oggetto dell’asta mostrano Santa Caterina d’Alessandria come una giovane principessa e Sant’Antonio il Grande come un eremita. Si tratta di due tempere su tavola alte poco più di 60 centimetri e larghe appena 17, sicuramente porzione di un insieme più ampio raffigurante anche altri soggetti.
Secondo i ricercatori i pannelli di questa piccola pala d’altare appartengono alla prima fase di Giovannetti, tra il 1344 e il 1346, poiché lo stile è molto simile a quello degli affreschi della cappella di San Marziale, nella quale lavorò proprio in quegli anni.
Insomma opere di grande valore che avrebbero potuto tornare a Viterbo. Se solo qualcuno se ne fosse accorto e avesse provato, almeno, a fare un’offerta.
