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Ugo Gigli denuncia il pm Renzo Petroselli

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Il pm di Viterbo Renzo Petroselli

Il pm di Viterbo Renzo Petroselli 

Il direttore dell'Ater Ugo Gigli

Il direttore dell’Ater Ugo Gigli 

L'avvocato Enrico Valentini

L’avvocato Enrico Valentini 

Viterbo – Il direttore dell’Ater, Ugo Gigli, denuncia il pm Renzo Petroselli.

“Anomalo”. “Lontano dall’obiettività”. “Sprezzante della legalità”. Così il direttore dell’Ater descrive il comportamento del magistrato Renzo Petroselli nei suoi confronti. Un atteggiamento che, come lui stesso ci tiene a sottolineare, non lo preoccupa, ma lo incuriosisce. Quanto basta per presentare una denuncia querela.

Sono seriamente incuriosito – spiega Gigli – dal perché il pm Petroselli debba fare di tutto per difendere Angela Birindelli e non calcolare affatto il sottoscritto. Queste sono cose che non si fanno senza una motivazione… C’è allora forse qualcosa di mezzo? Mi vuole eliminare? Beh vorrei scoprirlo. Perché io sono vecchio sì, ma rincoglionito proprio no!”.

Gli episodi che hanno spinto Ugo Gigli a denunciare il sostituto procuratore del tribunale di Viterbo, tramite il suo legale Enrico Valentini, derivano tutti dal modo in cui sarebbe stata “gestita” la querelle con l’ex assessora ed ex dipendente dell’Ater Angela Birindelli.

“Il comportamento del dottor Petroselli – si legge nella denuncia – è apparso immediatamente anomalo e comunque lontano da quella obiettività che dovrebbe distinguere l’operato di qualsiasi magistrato”. 

Una sorta, secondo il direttore dell’Ater, di parzialità.

“Il dottor Petroselli – continua il testo della querela – rispetta anche ben al di là dell’obbligo di legge i diritti della Birindelli, ma ignora del tutto quelli dello scrivente, che al pari della Birindelli riveste almeno in astratto la veste contemporanea di indagato e di persona offesa del reato. Vi è quindi una vistosissima disparità di trattamento“.

L’inchiesta nasce dalla guerra a suon di denunce tra Gigli e Birindelli. Quest’ultima sostiene di essere stata autorizzata dal direttore ad assumere una serie di incarichi esterni quando lavorava all’Ater. Per Gigli, invece, è il contrario: quegli incarichi non erano autorizzati perché, sempre secondo il direttore dell’ente, le firme in calce alla certificazione esibita in procura dall’ingegnera, sono false.

“Nonostante abbia presentato una serie di denunce nei confronti della Birindelli – racconta Gigli – queste sono sempre state ignorate dalla procura. L’unica portata avanti è quella in cui l’ingegnere è parte offesa e io indagato. Ma nemmeno in questo caso Petroselli si è degnato di indagare su di me o di ascoltare persone che potevano testimoniare sui fatti contestati”.

Le sei pagine di denuncia in cui Ugo Gigli ripercorre i comportamenti a suo dire anomali del magistrato, sono corredati da un corposo plico di allegati tra cui cinque denunce di Gigli contro Birindelli, due contro Maria Gabriela Grassini e alcune lettere inviate al procuratore Alberto Pazienti.

“Un comportamento tanto anomalo e tanto sprezzante della legalità quale quello del dottor Petroselli non può essere casuale – si legge nella denuncia – e sembra rispondere a una finalità diversa da quelle istituzionali”.

E ancora. “Non so se sia un caso – dice la querela – che il procedimento in cui lo scrivente riveste ormai il ruolo di imputato e in cui l’unica fonte di prova appare ad oggi costituita dalle dichiarazioni della Birindelli, che il dottor Petroselli si ostina a non sottoporre a verifica di sorta, si inserisca in una campagna di delegittimazione ostinata, pur se condotta da voci isolate e screditate, il cui fine apertamente perseguito è quello di costringere lo scrivente alle dimissioni o di provocarne la rimozione dall’incarico”.

Per Gigli, e per il suo legale Valentini, ci sarebbero gli estremi per più di un reato.

“Innanzi tutto quelli di cui all’articolo 323 del codice penale (abuso d’ufficio ndr) – continua in chiusura la denuncia -. Reati di gravità anche maggiore, 336 e/o 343 del codice penale (violenza o minaccia a pubblico ufficiale e/o oltraggio a un magistrato in udienza, ndr)”.

Nella denuncia si fa riferimento, tra l’altro, anche all'”articolo 111 della costituzione che impone al magistrato procedente l’acquisizione di ogni mezzo di prova in favore dell’imputato”.

La querela è stata indirizzata al procuratore della repubblica del tribunale di Perugia, competente per le questioni che riguardano i magistrati di Viterbo.


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