Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – L’utilità sociale è un obiettivo che deve essere guidato con politiche statuali mirate a seconda delle condizioni socio economiche.
In quanto associazione di categoria, Confartigianato ritiene che non si possa continuare a giocare in difesa contro le modalità di organizzazione delle Società moderne che sono di fatto collegate ai problemi relativi a come integrare il mercato.
Il nostro progetto politico deve fare propria l’idea che con la partecipazione all’Unione europea come Paese abbiamo delegato parte della nostra sovranità.
Qualsiasi proposta politica deve fare i conti con le indicazioni che provengono da Bruxelles e da Strasburgo, considerato che la maggior parte dei finanziamenti destinati agli investimenti, alla produzione, alla formazione e alla ricerca sono indirizzati e controllati a livello europeo.
Insieme all’Unione europea dobbiamo fare i conti con la globalizzazione, fenomeno che s’interseca con altri due ad esso interrelati su un piano orizzontale: l’avvento di un’informazione multimediale mondiale in tempo reale e il bisogno di ridefinire lo sforzo di conoscenza nella società occidentale che presenta sempre di più una rete di tipo multiculturale.
L’utilizzo del computer e di internet, nella sua diffusione di massa, sfugge ormai al controllo della produzione dei processi, con tutti gli aspetti negativi e positivi che tale azione promuove; in effetti, con la rete gli individui sono stati posti nella possibilità di recuperare tutte le informazioni possibili, con un utilizzo che sfugge al controllo sociale.
Emerge dunque il bisogno di ricomprensione delle interrelazioni che si stanno creando perché gruppi culturali diversi, a contatto quotidiano per lungo tempo, producono effettivamente delle trasformazioni reciproche. Tra gli aspetti positivi che si possono ascrivere a questo fenomeno emergono: l’apertura degli orizzonti di culture diverse dalla nostra, la sprovincializzazione, il policentrismo, lo scambio mondiale delle informazioni, la riduzione del principio di sovranità degli stati nazionali, la riscoperta della cultura locale, una ridefinizione delle organizzazioni sovranazionali per la pace nel mondo.
Ma questo fenomeno, considerato in tutte le sue sfaccettature economiche, politiche, sociali, culturali, psicologiche ed antropologiche comporta un mutamento sociale che racchiude in sé aspetti negativi o quantomeno problematici.
Aumenta la concentrazione del potere; si osserva una rischiosa tendenza di processi di massificazione ed omologazione culturale già favorita dal fenomeno del consumismo, sta aumentando il monopolio dei sistemi d’informazione e di comunicazione; si osservano fenomeni di perdita dell’identità, di sradicamento culturale di delocalizzazione; nuove forme di razzismo e di xenofobie in società come la nostra, che avevano un retaggio storico di tolleranza rispetto alle diverse etnie presenti sul territorio.
Assistiamo a una sorta di idolatria del mercato ed un nuovo darvinismo sociale che spingono verso forme di incertezza della relazione tra individui e che sembra favorire nuovi fondamentalismi e lo spuntare di capi carismatici per combattere il senso d’insicurezza che deriva da un individualismo esasperato.
La politica nei prossimi anni dovrà cercare di individuare delle regole in grado di gestire la globalizzazione, promuovendo forme di sviluppo sostenibile, di solidarietà umana, in sintonia con la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1984. L’uomo, la famiglia, il lavoro, l’impresa, come fine e non come mezzo per la rinascita del Paese Italia.
Il presidente
Stefano Signori
