Viterbo – (g.f.) – Basta capipopolo in comune.
Fine anno, tempo d’auguri, ma anche di buoni propositi e il sindaco Leonardo Michelini approfitta dello scambio d’auguri con Giuseppe Fioroni, per lanciare un augurio – avvertimento alla sua maggioranza. Spesso un po’ irrequieta.
“Quando si è eletti in consiglio comunale – spiega Michelini – basta fare da capopopolo.
Non c’è un capo clan o un capo quartiere. Sei stato scelto per fare l’amministratore pubblico e con la logica pubblica devi confrontarti.
Non si deve rispondere a un gruppo di amici, non si ragiona così.
Stare in comune vuol dire prendersi responsabilità, meriti, ma anche il rimbrotto di qualche conoscente che ti ha dato il voto.
Si lavora per cambiare la città, ma nel suo complesso”.
Quindi rassicura: “Noi Viterbo la cambiamo. Renzi ha chiesto mille giorni, non siamo nemmeno a cinquecento. Vedrete, fra qualche centinaio di giorni si cambia. Ve ne accorgerete”.
Poco prima aveva parlato il segretario comunale Stefano Calcagnini, spiegando che forse in un anno e mezzo si poteva fare di più, ma la città e complessa e articolata e va dato atto a sindaco e maggioranza di come tra mille difficoltà stiano tentando di risolvere i problemi.
Michelini però la pensa diversamente: “Non sento di dovermi giustificare di nulla. Abbiamo vinto perché i viterbesi dopo vent’anni volevano una diversa classe d’amministratori.
Voglio continuare a essere strumento di cambiamento, mi rendo conto che dopo venti anni tu arrivi e magari i dirigenti non ti danno una mano appena entri. C’è un sistema consolidato, lo capisco”.
Poi, per dimostrare come l’anno e mezzo non l’abbia passato a girarsi i pollici, ricorda alcune delle iniziative intraprese: “Siamo stati noi a chiedere alla regione sul termalismo di passarci le concessioni. Che non partano più da Roma.
Il museo civico ci avevano detto che per riaprirlo servivano due milioni e mezzo di euro, l’abbiamo fatto con 25mila euro.
Riporteremo la mostra Antiquaria a palazzo dei Papi, sarà un appuntamento importantissimo, probabilmente la prima d’Italia.
Poi l’Unione, a settembre avremo il teatro completato.
Il Poggino è il nostro primo impegno nei programmi europei, per dare alle imprese un posto dignitoso dove operare.
Ad Avignone ci siamo andati e a spese nostre per gemellarci. Qualcuno di voi pensava che lo fossimo già? Sbagliato”.
Quindi un bel messaggio augurale all’opposizione. “Non si sono ancora rassegnati ad avere perso.
Dopo venti anni mi rendo conto che è difficile, se ne devono fare una ragione.
L’ho anche detto a un candidato sindaco, la cui lista ha eletto solo se stesso: il cambiamento c’è già”.

