Civita Castellana – (p.p.) – “La Catalano non licenzi i suoi dipendenti”.
Erano tanti. Fiaccola in una mano e ombrello dall’altra. La pioggia non li ha fermati. I dipendenti del distretto ceramico, ieri pomeriggio, hanno manifestato contro i licenziamenti, la crisi e lo stato di abbandono da parte delle istituzioni, nazionali e locali.
Si avvicina il Natale e molti di loro saranno costretti a non lavorare. Non ci stanno e con striscioni hanno manifestato il loro disappunto. “Ceramica Catalano, no ai licenziamenti”, c’era scritto in uno dei cartelli. “Lavoro=dignità”, in un altro.
A organizzare l’inziativa, nel centro di Civita Castellana, i sindacati dei ceramisti, Filctem-Cgil, insieme a Uiltec-Uil e Fialc-Cisal. Il corteo è partito alle 18 da piazza Marconi è arrivato a piazza Matteotti.
“Eravamo in duecento, forse di più – dice Valentino Vargas, Filctem Cgil – e c’erano lavoratori del distretto, in mobilità e in cassa integrazione, dipendenti della Catalano, ma anche delle altre aziende. Non sono mancate persone che non si occupano di questo settore, ma che hanno voluto comunque dare la loro solidarietà. Segno che il problema è sentito. Non ce la facciamo più e servono subito soluzioni, al contrario di quanto è stato fatto fino a oggi. Il governo centrale e la politica locale, a partire dalla Regione, non fanno che creare problemi. Chiediamo più serietà e impegno da parte di tutti”.
Semplici le richieste dei sindacati. “Al paese servono politiche industriali, che diano respiro alle imprese, politiche energetiche, che riducano i costi, e un accesso al credito più facilitato. Provvedimenti che darebbero immediato sostegno alle imprese per mantenerne i livelli occupazionali e renderle più competitive sul mercato internazionale. Invece, non si fa che ostacolarle, anche dal punto di vista della burocrazia e del fisco. Il paese sta morendo e bisognerebbe individuare le priorità per uscire da questo stallo. Il problema non è sull’articolo 18 o sulla riscrittura della legge 300”.
Vargas ha chiaro il messaggio della manifestazione. “La giornata di oggi (ieri, ndr) è da una parte negativa, perché dimostrano che ci sono aziende che potrebbero salvare i propri lavoratori e che invece tengono il punto sui licenziamenti. Nel caso specifico, la Catalano, che, a differenza delle altre aziende ha un’utile, che preferisce dividere tra i soci invece di adottare soluzioni diverse. Dalla protesta, però, emerge anche un aspetto positivo, e cioè che la gente, che prima era lontana da queste forme di aggregazione organizzate dal sindacato, ora è più sensibile”.
Imprenditori e politici non danno risposte. Vargas non ci sta. “L’animo combattivo del cittadino sta venendo fuori – conclude il sindacalista -. Il distretto sta soffrendo e in alcuni casi non possiamo fare nulla. Nel caso della Catalano, sarebbe bene che i soci prendessero qualche euro in meno per salvare lo stipendio a qualche decina di famiglie. Noi terremo alta l’attenzione, con ogni forna di protesta, perché siamo arrivati a livelli insostenibili”.

