Viterbo – (s.m.) – Cosmin Oprea si lamenta del carcere.
Il 21enne arrestato per aver ucciso a pugni e sprangate il professore ultraottantenne Ausonio Zappa ha presentato una richiesta di sconto di pena al tribunale di sorveglianza.
Oprea non ci ha pensato due volte a cavalcare l’onda del decreto Carceri, diventato legge da fine agosto: i detenuti che lamentano condizioni di reclusione inumane possono chiedere sconti di pena o risarcimenti in denaro. Una chance che nessuno si lascia scappare, a costo di intasare di istanze – spesso anche poco motivate – l’ufficio di sorveglianza. Tra i tantissimi, anche Oprea ha presentato le sue rimostranze. Ma gli è andata male, come alla maggioranza dei detenuti a Mammagialla: il giudice Carpitella ha respinto la richiesta, negandogli ogni possibilità di accorciare i suoi vent’anni di carcere.
Di quell’istanza generica, scritta a mano e recapitata al tribunale di sorveglianza, neppure il suo avvocato Roberto Fava sapeva nulla.
Cosmin è accusato di omicidio aggravato, furto e rapina. Era con il fratello maggiore Daniel (27enne) e i due amici Adrian Nicusor Saracil (24enne) e Alexandru Petrica Trifan (22enne) quando gli è venuto in mente di andare a svaligiare la villa a Bagnaia di Zappa, la notte del 28 marzo 2012. Trifan era il basista: sarebbe stato lui a suggerire l’obiettivo da colpire. In quella casa, aveva vissuto con i genitori quando la madre lavorava dalla famiglia Zappa come badante. Trifan conosceva bene la villetta di strada Romana 16A: buia, isolata e abitata solo d’estate, secondo il ragazzo. Invece, quella notte, Cosmin e Saracil ci trovarono l’anziano professore che dormiva. Mentre gli altri due aspettavano in macchina, i più giovani del gruppo picchiavano a sangue il padrone di casa, che muore a 82 anni, dopo dieci giorni di agonia.
Fin dal primo interrogatorio, Cosmin e Saracil fanno a gara a scaricare l’uno addosso all’altro le responsabilità del delitto. Il processo a porte chiuse non aiuta: i dettagli dell’aggressione restano nel segreto dell’aula, ancor più nascosti dai continui rimpalli di accuse. Cosmin diceva di avere un tubo e di un coltello e ha parlato di un martello in mano a Saracil. Comunque, è arancia meccanica. Almeno una scarica di calci e pugni contro un anziano “inerme e implorante”, scriverà il gup di Viterbo nella sentenza di primo grado che condanna all’ergastolo Cosmin e Saracil. In appello la pena è ridotta a vent’anni per gli esecutori materiali, dieci e otto anni ai pali.
A quasi tre anni dall’omicidio, solo Trifan è uscito dal carcere: è ai domiciliari con permesso di lavoro, perché ha una compagna e una bimba da mantenere. Degli altri tre solo Daniel Oprea, forse, può sperare di lasciare Mammagialla. La sua è la posizione più leggera: oltre a non aver messo piede dentro la villetta, ha dato il contributo più modesto di tutti anche in termini di organizzazione del colpo. “Stiamo lavorando per ottenere una misura meno afflittiva perché Daniel sta male – spiega il suo avvocato, Roberto Fava -. Ha problemi di deambulazione per due ernie del disco e l’altra notte ha avuto un attacco di panico. Il nostro obiettivo sarebbe ottenere i domiciliari a casa della sorella”. Richiesta che, invece, per il fratello Cosmin, appare per ora del tutto impossibile.




