Viterbo – Si può pensarla come si vuole sulla questione della soppressione delle province.
Personalmente credo che si sia fatta una scelta sbagliata perché si è aggredito l’anello più debole della catena amministrativa non avendo la forza, il coraggio e la visione per una riforma complessiva del sistema delle regioni e delle autonomie locali.
Il buco nero della spesa pubblica si annida infatti in ben altri luoghi, sia quantitativamente sia qualitativamente. Tant’è che il presidente della Campania Caldoro già da tempo ritiene che l’attuale assetto istituzionale sia da superare.
Di recente i senatori Morassut e Ranucci hanno presentato una proposta di accorpamento delle regioni riducendole da venti a dodici, ciò che peraltro porterebbe la Tuscia nel suo alveo naturale dell’Etruria. Io ritengo che sia del tutto ragionevole sostenere un tale intendimento, che anzi ritengo fin troppo timido: ricordo lo studio della fondazione Agnelli di fine anni Novanta, che proponeva la riduzione a otto delle regioni italiane, valutandone adeguatezza e sostenibilità.
Si può pensarla come si vuole, dicevo all’inizio, ma la vicenda del consorzio biblioteche (partecipato al 50% dalla Provincia di Viterbo) e del Laboratorio di restauro della Provincia stessa, devono ricevere l’attenzione non soltanto degli addetti ai lavori, ma di tutta la popolazione.
Il richiamo di tale attenzione che Paolo Pelliccia e Marcello Meroi rilanciano in queste ore deve trovare risposta con l’impegno fattivo di tutte le amministrazioni comunali della Tuscia, nonché con la mobilitazione del mondo della scuola e della università, delle fondazioni e delle associazioni, dei cittadini i quali ritengono che la cultura sia non soltanto un patrimonio di identità sociale, ma costituisca una risorsa economica e un fattore essenziale di sviluppo del nostro territorio.
Io penso che con l’acqua sporca si stiano gettando via un bel po’ di bambini.
E’ probabile che lo stato delle strade provinciali, il funzionamento degli impianti di riscaldamento delle scuole o la manutenzione dei loro edifici saranno segni molto più evidenti per tutti i cittadini delle contraddizioni che conseguono alle riforme di questi ultimi mesi e alle misure di asfissia finanziaria degli enti previste nella legge di stabilità. Per questo sarebbe un danno gravissimo se la “invisibilità” del valore di beni comuni come il consorzio biblioteche e il laboratorio di restauro condannassero alla scomparsa queste eccellenze culturali del territorio. In tutti i modi è dunque necessario tenere un faro ben acceso su di esse, ciò che il mondo dell’informazione è chiamato a fare in prima linea.
Valerio De Nardo
Articoli: Meroi: “Consorzio biblioteche, stiamo cercano fondi dalla regione” – Niente soldi, Consorzio biblioteche a rischio
