Viterbo – Alcuni dei dipinti della Vergine Maria del territorio della diocesi raccolti in una mostra.
Si chiama “Immagini della Vergine” e sarà visitabile dal 17 dicembre al primo febbraio al Palazzo Papale di Viterbo.
A presentarla il vicario generale don Luigi Fabbri, il presidente della Fondazione Crivit Mario brutti, il direttore dell’ufficio Beni culturali della diocesi Santino Tosini, il funzionario competente di zona per la soprintendenza per i Beni storico artistici etnoantropologici del Lazio, Giannino Tiziani. A coordinare gli interventi don Emanuele Germani.
Si tratta di 12 dipinti provenienti dal territorio della diocesi di Viterbo, opere sconosciute e di cui si era persa traccia.
“E’ un’iniziativa di grande significato – spiega don Luigi Fabbri -. E’ una sinergia tra diocesi, soprintendenza e Fondazione Carivit per il recupero e la promozione del patrimonio artistico della diocesi. Speriamo che la mostra possa contribuire a un rilancio del territorio e che sia solo la prima di una lunga serie.
L’evento – continua – ha inoltre l’obiettivo di evangelizzare attraverso l’arte. Vuole, attraverso il bello, condurre l’uomo a Dio”.
Il tema della mostra è appunto incentrato sulla figura di Maria. I quadri saranno esposti cronologicamente secondo la vita della Vergine.
“Se non ci si mette insieme per organizzare iniziative condivise è difficile muoversi – afferma Brutti -. Come Fondazione Carivit dedichiamo circa il 40% dei nostri fondi ai beni culturali. L’obiettivo di questa mostra è valorizzare i territori della provincia. E’ un’opera di convinzione perché con queste iniziative si può dare un esempio di ciò che si può fare per questa città”.
L’idea per questa mostra è partita qualche mese fa e si è poi sviluppata e concretizzata nell’iniziativa che si terrà a metà dicembre.
“Qualche mese fa è scattata la molla – spiega Tosini -. La soprintendenza era d’accordo con i Musei vaticani per organizzare una mostra. Durante la preparazione ci siamo resi conto che molte delle opere erano della diocesi di Viterbo”.
Da qui l’idea di fare una mostra e di esporre le tele recentemente restaurate o in corso di restauro. Opere quasi totalmente sconosciute.
Il dipinto che si trova sulla locandina dell’evento, “Madonna con il bambino e santi”, è stato trovato a Grotte di Castro e lo stesso comune ha contribuito al suo restauro.
“La Madonna con il bambino e santi – spiega il soprintendente – Tiziani – ha avuto un percorso inspiegabile perché è partita da Venezia ed è arrivata a Grotte di Castro. Si vede come l’opera sia di stampo michelangiolesco specialmente nei particolari delle mani e della muscolatura dei santi”.
I dipinti al termine della mostra torneranno nella loro sede. A Viterbo rimarranno soltanto quelli che fanno già parte del nucleo del museo diocesano.
L’inaugurazione si terrà il 17 dicembre alle 16,30 alla presenza del cardinale Angelo Comastri, vicario del papa per la città del Vaticano e arciprete della basilica di San Pietro.
Nell’occasione è prevista una visita guidata dal funzionario della soprintendenza Tiziani che illustrerà e spiegherà il significato delle opere esposte.
Elisa Cappelli
Le opere esposte
Immacolata con i duchi di Latera (Monastero S. Maria delle Grazie – Farnese – Dipinto recentemente restaurato)
Madonna con il bambino e santi (Chiesa San Giovanni Battista – Grotte di Castro – Dipinto inedito e mai pubblicato)
Matrimonio della Vergine (Chiesa San Clemente – Latera)
Morte di San Giuseppe (Chiesa San Clemente – Latera)
Madonna dei sette dottor e santi (Comune di Valentano – Dipinto recentemente restaurato)
Madonna assunta in cielo (Chiesa di San Giovanni – Valentano – Dipinto recentemente restaurato)
Immacolata concezione e santi (Chiesa parrocchiale – Onano – Dipinto recentemente restaurato)
Trasporto della Santa casa (Episcopio – Viterbo – Dipinto inedito e mai pubblicato, recentemente restaurato)
Natività (Chiesa SS Andrea e Giovanni – Canino – Dipinto inedito)
Annunciazione (Cattedrale – Viterbo)
Matrimonio mistico di Santa Caterina (Episcopio – Viterbo)
Stendardo processionale (Episcopio – Viterbo – Restaurato da circa 10 anni e mai mostrato in pubblico)










