Viterbo – (g.f.) – Regalo di Natale, la lettera di licenziamento.
E’ il poco gradito dono che due lavoratori della cooperativa Città Aperta si sono ritrovati sotto l’albero, a due giorni dal 25 dicembre.
E sotto l’albero, quello di piazza del Comune, stamani i rappresentanti sindacali Usb si sono ritrovati per manifestare, raccogliendo la solidarietà anche d’altri lavoratori e sigle. In piazza anche Ivan Peduzzi e l’ex consigliere comunale Prestininzi.
“A due giorni dal Natale – ricorda Luca Paolocci dell’Usb – sono arrivate le lettere, ma pare che ce ne sia una terza”.
I per ora due licenziamenti si sommano ai tre dello scorso luglio. Si arriva a cinque.
“Tutte persone – precisa Paolocci – iscritte al sindacato Usb”.
Nelle missive, la spiegazione è la mancanza di lavoro. “Ma la crisi non si affronta così – osserva Paolocci – facendo ricadere i costi sulla collettività, non hanno voluto aprire una discussione, parlare.
Noi ovviamente impugneremo i provvedimenti davanti al giudice, ma non solo”.
Secondo il sindacalista c’è dell’altro.
“Si licenzia – continua Paolocci – poi si apre un bando per le borse sociali, con cui chiamare due facchini.
Qualcosa non funziona. In questo modo lo Stato pagherà due volte. Le persone che andranno a ricoprire quel ruolo e le indennità di disoccupazione di quelle mandate via.
I lavoratori messi fuori erano disposti a discutere, a fare altro, anche mansioni più basse rispetto alla loro attuale qualifica, addetti al trasporto disabili.
Ma non c’è stato modo di parlare. Hanno aperto le trattative dopo avere licenziato i tre dipendenti.
Noi abbiamo detto che prima dovevano essere reintegrati. Sennò che trattativa è?”.
L’Usb ha più volte chiesto ragguagli sulla situazione alla cooperativa che impiega un’ottantina di persone.
“Anche con la vice presidente Rizzi – prosegue Paolocci – le abbiamo chiesto se erano previste riduzioni d’orario o licenziamenti.
Ci ha sempre risposto di non sapere, poi sono partite le lettere. Hanno mandato via solo lavoratori Usb, persone disposte a trattare, che si rendono conto del momento particolare, disposti a tutto anche a fare i facchini, però hanno preso altre persone con le borse sociali”.
I manifesti in piazza mettono in luce tutto il disagio che le famiglie dei due destinatari delle lettere hanno provato: “Licenziati a Natale – si legge in uno striscione – e la chiamano cooperativa sociale”.






