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“Mamuthones”, gli indagati trattano e la procura accelera

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Operazione Mamuthones - Salvatore Medde

Operazione Mamuthones – Salvatore Medde

Operazione Mamuthones - Gavino Medde

Operazione Mamuthones – Gavino Medde

Operazione Mamuthones - Giuseppe Medde

Operazione Mamuthones – Giuseppe Medde

Operazione Mamuthones - Giovanni Medde

Operazione Mamuthones – Giovanni Medde

Operazione Mamuthones - Pier Paolo Mulas

Operazione Mamuthones – Pier Paolo Mulas

Operazione Mamuthones - Mario Tatti

Operazione Mamuthones – Mario Tatti

Operazione Mamuthones - Bernardino Goddi

Operazione Mamuthones – Bernardino Goddi

Operazione Mamuthones - Gavino Goddi

Operazione Mamuthones – Gavino Goddi

Operazione Mamuthones - Gian Mauro Contena

Operazione Mamuthones – Gian Mauro Contena

Operazione Mamuthones - Massimo Pietrelli

Operazione Mamuthones – Massimo Pietrelli

Operazione Mamuthones - Francesco Benito Salaris

Operazione Mamuthones – Francesco Benito Salaris 

Operazione Mamuthones - Claudio Liberati

Operazione Mamuthones – Claudio Liberati

Operazione Mamuthones - Salvatorangelo Spiga

Operazione Mamuthones – Salvatorangelo Spiga

Viterbo – Processo subito. Sempre che ci sia.
Tira aria di patteggiamento per molti indagati dell’inchiesta “Mamuthones”.

Più di uno degli arrestati nel blitz che ha sgominato la banda a prevalenza sarda, dedita a furti, incendi ed estorsioni, sarebbe intenzionato a scendere a patti con la procura: concordare la pena ed evitare processo. Soluzione rapida e (più o meno) indolore. Ma se per alcune tra le posizioni minori – come quella del 27enne Salvatorangelo Spiga – manca solo l’ok del gip, ancora incerto è il destino dei ‘pezzi da novanta’ del gruppo. Come i fratelli Salvatore, Gavino, Giuseppe e Giovanni Medde. I primi due accusati di associazione a delinquere insieme a Mario Tatti e Pier Paolo Mulas. Per molti di loro le trattative sono ancora aperte e non è detto che andranno a buon fine.

Gli inquirenti, dal canto loro, hanno fretta di chiudere il cerchio. Per evitare le lungaggini del rito ordinario, il pm Fabrizio Tucci sarebbe pronto ancora una volta a fare ricorso al giudizio immediato: niente udienza preliminare e processo subito. Naturalmente, almeno per gli indagati ‘più compromessi’ dall’indagine, che rifiutino la strada del patteggiamento.

Intanto, ieri, ha lasciato il carcere Bernardino Goddi, pastore sardo con un gregge di 1500 pecore a Manziana. Dopo l’istanza del suo avvocato Franco Taurchini, ha ottenuto i domiciliari con permesso di lavoro per accudire il suo allevamento.

Goddi era in carcere dal 3 novembre scorso, quando è scattata la retata che ha fatto finire in manette i 13 dell’operazione “Mamuthones”. I fratelli Medde, Mario Tatti e Pier Paolo Mulas. E poi, lo zio 74enne dei Medde, Francesco Benito Salaris. I fratelli Bernardino e Gavino Goddi. E i più marginali Gian Mauro Contena, Massimo Pietrelli, Claudio Liberati e Salvatorangelo Spiga.

Un gruppo capace di portare a casa, in una notte, refurtiva del valore di decine di migliaia di euro, tra attrezzi da lavoro e generi alimentari. Batterie che colpivano soprattutto in zone isolate e di campagna. Ma oltre al capitolo rilevante dei furti, la procura contesta anche due incendi a scopo intimidatorio; il possesso di un arsenale di armi non trovato; a Mulas anche una cruenta rapina a un’anziana e a Giuseppe Medde lo stalking sui vicini di casa. E per chi tradiva o era anche solo sospettato di fare la spia ai carabinieri, si facevano macabri progetti di gambizzare, far sparire, crivellare l’auto di colpi o appendere lingue di animale morto al cancello di casa.

 


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