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Francesco Mongelli: “Un vero peccato”

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Francesco Mongelli

Francesco Mongelli

Sidney – “Me lo immaginavo diverso l’approccio alla Tasmania. E’ stato un vero peccato”.

Francesco Mongelli racconta così la sua disavventura a bordo del Vor 70 Giacomo alla Rolex Sidney Hobart, la ‘regata che fa paura’, arrivata alla settantesima edizione. Un incidente in mare aperto lo ha costretto a ritirarsi al secondo giorno di gara.

“Un vero peccato – racconta Mongelli – perché eravamo passati molto bene attraverso la prima notte di bolina con vento 25/30 nodi. Poi il secondo giorno di venti leggeri e instabili ci aveva messo in difficoltà facendoci avvicinare dalle barche più piccole e leggere che arrivavano con il nuovo vento di poppa. Quando il vento è arrivato anche a noi abbiamo ricominciato a macinare miglia riguadagnando buona parte di quanto avevamo perso”.

Mongelli, 43enne nato a Roma, vive da anni a Viterbo con la famiglia. Era uno dei due soli italiani a partecipare alla durissima regata che parte da Sidney e arriva a Hobart, in Tasmania. 628 miglia e 117 imbarcazioni pronte a sfidare vento e mare. Ieri mattina alle 9,24 (5,45 ora australiana) è arrivato il tweet dell’organizzazione: “Giacomo has dismasted. We believe all crew are safe. more details to come”. Che significa: “Giacomo ha disalberato. Crediamo che tutto l’equipaggio sia salvo. Più informazioni a breve”. Che, a sua volta, significa: ritiro dalla gara.

“Dopo qualche ora – continua il suo racconto – e qualche onda importante causata da un mare molto incrociato all’ingresso dello stretto di Bass, il nostro povero gennaker cede esausto lasciandoci affrontare le successive 200 miglia senza la configurazione ideale per la poppa con 12/15 nodi, un vero peccato! Nell’€™avvicinamento alla Tasmania il vento come previsto monta da 15 a 35 nodi in meno di 20 minuti. Finalmente queste sono le nostre migliori condizioni per percorrere le ultime 100 miglia, diamo una mano di terzaroli e il Fro (una vela da poppa frazionata per barche veloci con vento forte). la barca inizia ad essere veloce come dovrebbe, la velocità si mantiene oltre 20 nodi fissi il mare cresce altrettanto velocemente e così una planata a più di 25 nodi ci fa infilare la prua nell’onda successiva, cosa che per queste barche è da considerare normale, ma l’€™albero si carica all’inverosimile e qualcosa cede. In pochi attimi ci ritroviamo con il frullino in mano per sistemare l’albero rotto prima che distrugga la barca con lo sbattere delle onde. Ora navighiamo ‘€œtranquilli’ verso Hobart a motore e con un armo di fortuna. Tutti stanno bene e si vede anche qualche sorriso… prevediamo di arrivare sani e salvi prima che passi il prossimo fronte freddo. Il nostro Eta su Hobart è previsto tra due ore. Nel frattempo complimenti all’€™equipaggio di Wild Oats XI per la loro storica ottava ‘€˜line honours’€”.

Prima di Mongelli, poche ore dopo l’inizio della regata, l’altro italiano, Giancarlo Simeoli aveva dovuto abbandonare la competizione. La sua barca Brindabella rischiava di affondare.

“La prova a cui sono sottoposti questi maxi yacht è simile a una bolina con un laser all’ennesima potenza – racconta Simeoli -. Muri d’acqua fredda che si schiantano da altezze verticali gigantesche, facendo volare tutta l’imbarcazione, un susseguirsi di onde che deve essere assolutamente affrontato con il freno a mano tirato altrimenti il risultato è di un infinito lavoro al timone per salvarsi da uno schianto violentissimo. Peccato per il risultato, ma la regata, per quanto è durata, è stata esaltante”.


– Incidente in mare aperto per Francesco Mongelli


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