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“Non ho capito perché sono stato convocato…”

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Ingroia indagato per calunnia, l'ex pm arriva in procura per l'interrogatorio

Ingroia indagato per calunnia, l’ex pm arriva in procura per l’interrogatorio

Ingroia indagato per calunnia, l'ex pm arriva in procura per l'interrogatorio

Ingroia indagato per calunnia, l’ex pm arriva in procura per l’interrogatorio

Ingroia indagato per calunnia, l'ex pm all'uscita del tribunale dopo l'interrogatorio

Ingroia indagato per calunnia, l’ex pm all’uscita del tribunale dopo l’interrogatorio

Ingroia indagato per calunnia, l'ex pm all'uscita del tribunale con il suo avvocato Fabio Repici

Ingroia indagato per calunnia, l’ex pm all’uscita del tribunale con il suo avvocato Fabio Repici

Ingroia indagato per calunnia, l'ex pm all'uscita del tribunale dopo l'interrogatorio

Ingroia indagato per calunnia, l’ex pm all’uscita del tribunale dopo l’interrogatorio

Viterbo – Già finito. Antonio Ingroia non è rimasto nemmeno un’ora nell’ufficio del pm Renzo Petroselli.

Entrato in procura alle 10, alle 10,50 è già pronto a imboccare l’uscita (video – fotocronaca – slide).

Doveva essere interrogato come indagato per calunnia. Ma più che un interrogatorio è stato un monologo, da quel che racconta l’ex pm

“Ho parlato solo io – spiega Ingroia all’uscita -. Non ho ancora capito perché sono stato convocato: non mi è stata posta nessuna domanda. Alcune domande le ho fatte io, ma non ho ottenuto risposta”.

Ingroia aveva detto di voler chiedere a Petroselli “come gli è venuto in mente di fare un atto così abnorme di violazione del diritto di difesa dell’indagato. Se è stata un’idea sua o c’è qualche suggeritore dietro le quinte”.

L’ex pm di Palermo è indagato per le sue dichiarazioni su un verbale dell’ex capo della squadra mobile di Viterbo Salvatore Gava. Il documento attesta che Manca era in servizio all’ospedale Belcolle a fine ottobre, quando Bernardo Provenzano veniva operato in Francia. Per Ingroia quel verbale è falso, perché non coinciderebbe con i fogli di presenza dell’ospedale viterbese, dove risultano due giorni e mezzo di assenza.

“Ho portato con me documenti che dimostrano la falsità di quell’informativa – continua l’ex toga -. Doppia falsità: perché da un lato è relativa alle presenze di Attilio Manca in ospedale, dall’altro ai giorni trascorsi da Provenzano a Marsiglia. Non cinque giorni a luglio, ma almeno una ventina e non solo gli ultimi di ottobre, ma quasi tutto il mese di novembre. Informazioni che si trovano anche su Internet e sui giornali, non era difficile trovarle”.

“Ho chiesto al pm perché non ha mai indagato per falso chi ha redatto quell’informativa – continua Ingroia -. Lui ha cercato di interrompermi, in linea con questa incriminazione che è finalizzata a tapparci la bocca”.

Ingroia sostiene di parlare basandosi sulle risultanze del processo “Grande mandamento”, che ha visto la condanna definitiva di tutti i favoreggiatori della latitanza di Bernardo Provenzano. Ma quell’indagine è la stessa che affossa ogni possibilità che l’urologo Manca abbia operato il capo dei capi. Il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino lo spiegò a chiare lettere in commissione antimafia ad aprile: “Abbiamo sentito chi lo ha assistito, chi l’ha operato, chi ha fatto il prelievo… non c’è mai stata traccia di Attilio Manca”.

Per Ingroia, comunque, l’informativa è inattendibile proprio perché ignora le risultanze di “Grande mandamento” sull’operazione al boss e “parla di notizie acquisite in via informale”. “In 25 anni di carriera di pm non ho mai visto un’informativa così, dove non si fa riferimento alla fonte scritta”.

L’idea di Ingroia è che Ad Attilio Manca sia stato “teso un tranello”. “Provenzano – afferma l’ex pm – era irriconoscibile anche agli investigatori prima del suo arresto. Pezzi della sua cintura di sicurezza devono aver preso contatti con Manca che, però, ha intuito qualcosa. Forse ha minacciato di parlare e fatto domande e per questo è stato ucciso simulando una morte accidentale. Non dico che è elementare, ma ci sono i presupposti per aprire un’inchiesta seria”.

E torna a ribadire i legami del caso Manca con la trattativa Stato-mafia: “Il legame è Provenzano”. 


Ingroia prima dell’interrogatorio: “Cercassero gli assassini di Manca”


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