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“Da marzo niente soldi per stipendi e servizi”

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Il presidente della Provincia Marcello Meroi

Il presidente della Provincia Marcello Meroi

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Marcello Meroi con uno studente dell'Itis

Marcello Meroi con uno studente dell’Itis 

Provincia - Dipendenti e sindacati occupano la sala del consiglio

Provincia – Dipendenti e sindacati occupano la sala del consiglio 

Provincia - Dipendenti e sindacati occupano la sala del consiglio

Provincia – Dipendenti e sindacati occupano la sala del consiglio 

Provincia - Dipendenti e sindacati occupano la sala del consiglio

Provincia – Dipendenti e sindacati occupano la sala del consiglio 

Viterbo – (g.f.) – La provincia chiude i battenti, a marzo non ci saranno più soldi per pagare i dipendenti e per erogare i servizi ai cittadini.

Altro che riforma, siamo al fallimento.

La legge cancella gli enti, ma non si preoccupa di come e dove garantire il futuro ai lavoratori e chi dovrà pagare le attività finora svolte da palazzo Gentili.

Il disastro è annunciato e nel giro di tre mesi si toccherà con mano.

Il presidente Marcello Meroi (in carica fino ad aprile) chiama a raccolta responsabili dei lavoratori, scolastici e dirigenti per disegnare un quadro a dir poco disastroso.

“Non è terrorismo psicologico – precisa Meroi – ma la pura verità”.

Dal primo gennaio le province mantengono le competenze su Ambiente, Edilizia scolastica, Viabilità, Mobilità e qualche staff di struttura come Ragioneria o Affari regionali

“A fronte di questo – spiega Meroi – è prevista la mobilità del personale per 199 unità. Per i servizi erogati ai cittadini, i tagli previsti sono del 70,54 per cento.

La nostra spesa corrente è di 37 milioni 592mila euro e dovremo restituire allo Stato 8 milioni e 200mila euro.

Dal primo gennaio per legge, quindi, avremo metà funzioni, personale e risorse in meno, quindi con impossibilità nell’erogare i servizi”. Questo in teoria secondo quanto previsto dalla legge.

Le regioni entro il 31 ottobre dovevano emanare leggi per decide quali funzioni non fondamentali dare a comuni o province. Non è stato fatto.

“Quindi al primo gennaio manterremo tutte le funzioni, a fronte di un taglio delle risorse pari al 70,54 per cento.

Vuol dire che a marzo noi non avremo non solo più risorse per erogare servizi, ma nemmeno per pagare gli stipendi, se non interviene una normativa che modifica il problema.

Altrimenti andremo in pre dissesto”.

Con tutta probabilità i lavoratori rimarranno in capo alla provincia fino a tutto il 2016, con un problema.

“Nessuno sa come li pagheremo – osserva Meroi – e senza nuovi finanziamenti non avremo risorse e i servizi non li erogheremo più”.

Da gennaio, niente più soldi, tanto per fare due esempi, al Consorzio biblioteche e al Centro restauro, un’eccellenza del territorio.

“Si sta smantellando il territorio – insiste Meroi – questo è fallimento conclamato, a marzo dichiareremo lo stato di dissesto delle province.

Non è che l’inizio, ridurranno le prefetture, taglieranno le camere di commercio, i tribunali. Un tentativo assai poco democratico d’accentrare tutti i poteri nelle città metropolitane”.

Le uniche entrate della provincia derivano da rc auto e concessioni ambientali, quest’ultime poca cosa.

“A fronte d’atti esecutivi – dice Meroi – il ministero dell’Interno ci deve tredici milioni, invece dal 10 novembre ce ne hanno tolti loro due e siccome non possiamo pagarli, li prenderanno dai versamenti rc auto, così per i prossimi anni non prenderemo un centesimo.

Dalla regione vantiamo crediti per 27 milioni, ne abbiamo avuti indietro due soltanto. Dai comuni avanziamo 4 milioni e 800mila euro.

Una situazione che per legge, vantando tutti questi crediti, non ci consente nemmeno di usare tre milioni che abbiamo in cassa, perché prima va messa in equilibrio con le somme da riscuotere. L’ultima perla per uccidere le tanto vituperate province”.

Che per Meroi non sono il male dell’Italia: “Rappresentano il 3,4 per cento della spesa per la pubblica amministrazione, mentre le regioni assorbono il 24 per cento e i comuni il 18.

Tutto il resto va allo stato”.

Si cancella chi spende meno ed è sul territorio.

“Con una norma su cui a luglio si esprimerà la Corte costituzionale e se come la precedente, anche questa norma sarà dichiarata incostituzionale, ormai il disastro sarà compiuto”.


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