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Violentato dal papà, processo cancellato da una notifica

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Viterbo – (s.m.) – All’ultima udienza si accorgono di una notifica che non c’è. Il processo non solo ricomincia da capo, ma fa un salto mortale all’indietro, fino all’udienza preliminare.

Succede anche questo, nel 2014, in un’aula di giustizia dov’è finita una vicenda delicatissima: padre indagato per violenza sessuale aggravata sul figlio di 8 anni. Un anno di abusi terribili. Lui che sparisce e fa tutto il processo da irreperibile.

Ieri doveva esserci la sentenza. L’udienza decisiva che avrebbe messo fine almeno alla prima fase di un caso giudiziario che tanto dolore ha alimentato in questa famiglia. I fatti sono del 2008. La denuncia del 2009.

Nello spazio temporale di un anno, in un piccolo paese della provincia, succede quello che il bambino racconta alla mamma: più volte, di nascosto dall’altro fratellino, il papà si chiude in bagno con lui per toccarlo. Lo fa ogni volta che gli vengono affidati i bambini, nei periodi stabiliti dal tribunale, dopo la separazione dalla moglie.

Lei lo denuncia. Il pronto soccorso accerta che il piccolo ha lesioni nelle parti intime. Partono le indagini. La fase preliminare sembra infinita. Il bambino viene sottoposto a due incidenti probatori faticosissimi: uno sulle ferite che ha riportato; l’altro per valutare la sua attendibilità. Viene dichiarato credibile e capace di sostenere una testimonianza in aula. Conferma tutto.

Rinvio a giudizio del padre e processo. Ma ieri, l’ultima udienza è diventata un balzo all’indietro nel tempo. Tutto da rifare, a partire dall’udienza preliminare. Tra l’amarezza della parte civile: “La verifica degli atti è stata fatta due volte, dal gup e dal collegio giudicante – afferma l’avvocato Claudio Cesare Jacovoni, che assiste la madre del bambino con la collega Antonella Dragone -. Andava tutto bene. Non capiamo come sia possibile che ci si accorga oggi della mancanza di una notifica dopo un doppio vaglio”.

Per l’imputato l’accusa aveva chiesto la condanna a quattro anni.

Ora si tornerà davanti al gup, che dovrà fissare l’udienza e pronunciarsi di nuovo sul rinvio a giudizio, per poi rifare il processo. Tutta colpa di un vizio di forma che può diventare una manna dal cielo per l’imputato, se non addirittura la salvezza. Non è questo il caso. Gli avvocati di parte civile sono fiduciosi: per un reato così grave, i tempi di prescrizione maturano in dodici anni e mezzo dai fatti.

E’ più lo sconforto di vedere un intero processo spazzato via da una notifica mancante. Il trionfo della forma sulla sostanza. E la giustizia che, come sempre, si perde tra le maglie di un’ingombrante e polverosa burocrazia.


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