Viterbo – (s.m.) – Primi caduti sul campo di battaglia del maxiprocesso Asl.
La prescrizione minaccia uno a uno i capi d’accusa formulati dalla procura di Viterbo. Qualcuno è già stato definito clinicamente morto. Non c’è ancora una sentenza che lo certifichi, ma di fatto è tempo scaduto per le vicende Abbott e Cittadella della salute: presunti appalti truccati per affidare il servizio di diagnostica e trovare una sede adeguata alla Asl di Viterbo.
Risalgono al 2006 e 2007. I pm titolari del fascicolo hanno chiesto di mettere in standby le intercettazioni di quei capi d’accusa, per far trascrivere ai periti prima le altre telefonate sui filoni d’inchiesta non a rischio.
Cittadella e Abbott erano tra gli appalti più succulenti nell’indagine Asl. Per gli inquirenti, il bando di gara era stato fatto su misura per selezionare come sede della Asl l’immobile della società Centro Diaz. Negli atti di indagine si parlava di un “prezzo per il riscatto pari a 24 milioni 500mila euro, notevolmente superiore al valore dell’immobile”. Mentre la fornitura per sette anni alla Asl degli impianti di diagnostica targati Abbott sarebbe costata 18 milioni di euro e più. Anche qui, presunta turbativa d’asta ormai prescritta.
All’udienza di ieri si è tornati a parlare di Aureart, scuola d’arte per disabili spesata dalla Asl. Uno dei tanti rivoli del processo sull’appaltopoli sanitaria, riepilogato da quattro testimoni dell’accusa. Sotto la lente di pm e avvocati, l’iter amministrativo per approvare e finanziare i laboratori artistici a Montefiascone. I magistrati contestano la corruzione per un presunto ‘scambio alla pari’: agli ideatori del progetto (i fratelli Marzetti) 325mila euro di ‘sovvenzioni’; a Paoloni, ex braccio destro del dg Aloisio, imputati entrambi al processo, un posto di lavoro per la moglie.
Le ‘anomalie’ emerse in fase di indagine riaffiorano per bocca dei testimoni: prima la delibera che autorizzava 60mila euro all’Aureart, approvata tassativamente entro giugno per far rientrare il progetto nel consuntivo del secondo semestre 2007. Poi le spese per Aureart che, da sola, annualmente, costava quanto tutte le iniziative sociosanitarie finanziate dalla Asl nel 2008. “Il progetto era buono”, insiste più di un testimone. Ma aveva dato più di un grattacapo al dirigente dell’unità di Acquisto prestazioni sanitarie della Asl Renato Leoncini, imputato, che se ne era lamentato con una dipendente.
Si è parlato dell'”uomo nero Mauro Paoloni”, così chiamato da un’impiegata “perché vestiva sempre di nero”. Dei tempi più stretti per saldare le fatture all’Aureart: 15-20 giorni contro la mesata canonica. E, infine, il parere “anomalo” chiesto al centro di salute mentale di Montefiascone sulla scuola d’arte: “Anomalo perché, come dipartimento, non dipendevamo dal distretto Asl di Montefiascone. Eppure entro la sera stessa abbiamo dovuto inoltrare quel parere”. Elementi che sembrano fare dell’Aureart un progetto un po’ ‘a statuto speciale’. Ma per le difese non aveva niente di diverso da altre iniziative pagate dalla Asl.

