Viterbo – (s.m.) – Per il tribunale di Viterbo erano “propulsori, ideatori e organizzatori” del sistema di spartizione degli appalti.
Daniela Chiavarino e Roberto Tomassetti non hanno trovato di meglio del patteggiamento per lasciarsi alle spalle l’appaltopoli all’ombra del Genio civile.
Saranno loro i protagonisti della nuova udienza di oggi al processo “Genio e sregolatezza”: corruzione e turbativa d’asta in relazione a una ventina di gare d’appalto presumibilmente pilotate.
Molto più che un isolato gruppo di lavori affidati in cambio di tangenti al miglior offerente, ma un vero e proprio “sistema”, per i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci. Con un nucleo compatto di imprese che si accordava per aggiudicarsi gli appalti a rotazione. Una volta a te. Una volta a me.
Daniela Chiavarino, unica donna del gruppo, sarebbe stata tra le più attive e spregiudicate protagoniste del business delle gare. Lei e Tomassetti, negli atti di indagine, sono figure di spicco sovrapponibili, indagati per aver turbato 10 appalti su 26. I magistrati attribuiscono loro una “posizione di preminenza, rispetto agli altri imprenditori”. Merito della loro “estrema spregiudicatezza” e della “facilità con cui portano a compimento le singole turbative”. Il tutto certificato dalle lunghe e complesse indagini dei forestali del Nipaf (Nuclei di polizia ambientale e forestale), culminate nel doppio blitz dell’autunno caldo 2012: 13 arresti, per un totale di una sessantina di indagati. Una bomba sull’imprenditoria viterbese. E una liberazione per gli addetti ai lavori esclusi dall’oligarchia degli appalti.
Davanti ai magistrati resero interrogatori infiniti, alle porte del Natale 2012. Cinque ore Tomassetti e sei ore Daniela Chiavarino. Verbali secretati e domiciliari al posto del carcere già dal giorno dopo, per premiare la scelta di collaborare.
La procura ha chiesto il giudizio immediato forte delle intercettazioni: in una Tomassetti e la Chiavarino si lamentano del funzionario del Genio civile Roberto Lanzi, ritenuto il gestore dell’appaltopoli viterbese. Per gli inquirenti, il suo alto tenore di vita, tra belle macchine e negozi, è giustificato in parte anche dalle presunte tangenti. “Quelli so’ tutti i soldi nostri”, dice la Chiavarino al telefono a Tomassetti che concorda.
Oltre ai due imprenditori usciti dal processo, i giudici vogliono ascoltare periti e consulenti delle intercettazioni e l’assistente capo della forestale Paolo Cerasi. Sarà un’altra lunga giornata.




