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Quel parere “anomalo” sull’Aureart…

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La cittadella della salute, sede della Asl

La cittadella della salute, sede della Asl

Il maxiprocesso Asl

Il maxiprocesso Asl

Viterbo – (s.m.) – Ancora sull’Aureart.

La scuola d’arte per disabili resta argomento centrale nella presunta appaltopoli sanitaria viterbese.

Stamattina, nuova udienza del maxiprocesso a 29 imputati al tribunale di Viterbo. Al setaccio, l’iter amministrativo per approvare e sovvenzionare “Aureart”: laboratori artistici per disabili nella cripta della chiesa di Sant’Agostino a Montefiascone. Tra il 2007 e il 2009, il progetto costa 325mila euro alla Asl di Viterbo.

Per i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci è corruzione: pioggia di fondi ai fratelli Marzetti, ideatori del progetto, in cambio di un lavoro alla moglie di Mauro Paoloni, imputato e all’epoca braccio destro del direttore generale della Asl (e coimputato) Giuseppe Aloisio.

Sul banco dei testimoni quattro dipendenti Asl, che hanno confermato come il progetto Aureart fosse un po’ a statuto speciale rispetto ad altri.

Secondo una testimone, da solo, costava il triplo della somma di molti altri progetti paragonabili (più di 300mila euro contro 120mila).

Senza contare i tempi più stretti del normale per saldare le fatture (massimo 15 -20 giorni per Aureart, contro la “mesata” canonica per tutto il resto, stando a un’altra impiegata della Asl).

Quanto alle finalità del progetto, per l’ultima testimone ascoltata, non potevano essere definite terapeutiche senza un accurato piano di riabilitazione del paziente.

E, per finire, il parere “anomalo” chiesto sull’Aureart dal responsabile del distretto Asl di Montefiascone al centro di salute mentale locale e preteso entro la sera stessa. “Anomalo” perché la testimone precisa: “Il centro di salute mentale non dipendeva in alcun modo dal distretto Asl di Montefiascone. E quel parere ancora non me lo spiego”. 


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