Caprarola – Coltellate tra fratelli, assolti entrambi.
Si accoltellarono nella loro casa di Caprarola la notte tra il primo e il 2 maggio del 2012. Sul più grande dei due, 36enne all’epoca dei fatti, pendeva un’accusa di tentato omicidio, che gli è costata anche un anno e mezzo di carcere. L’altro, 29enne, è invece stato sempre a piede libero e rispondeva soltanto di lesioni.
Ieri, dopo una camera di consiglio di appena un quarto d’ora, i giudici del collegio presieduto da Eugenio Turco, hanno pronunciato una sentenza che forse in pochi si aspettavano: assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Per entrambi.
Una sorta di colpo di scena che ha fatto contenti tutti, pur non dando ragione a nessuno.
Nel corso del lungo dibattimento, infatti, tra perizie, certificati medici e testimonianze, i due fratelli si sono sempre incolpati a vicenda. L’uno cercava di dimostrare di essere la vittima dell’altro e di aver risposto alle coltellate solo per difesa.
L’accusa, in realtà, era tutt’altro che alla pari. Secondo il pm Massimiliano Siddi il più grande aveva volontariamente premeditato l’aggressione.
“E’ andato di proposito nel ristorante in cui lavorava – ha detto il pubblico ministero – e ha preso un coltello, poi è tornato a casa e ha colpito il fratello minore che dormiva sul divano. Quest’ultimo ha reagito e lo ha accoltellato a sua volta, in maniera purtroppo molto grave, ma ha agito soltanto per difendersi. La gravità delle ferite causate dalle coltellate non possono essere un discrime”.
Eppure gran parte del processo, in particolare per la difesa del 36enne assistito dall’avvocato Massimo Rao Camemi, è stato incentrato proprio su questo punto. Colui che per la procura ha aggredito volontariamente, ha riportato colpi profondi di arma da taglio al torace, arrivati addirittura a un polmone. Il 29enne, invece, che si sarebbe solo difeso se l’è cavata con tagli più lievi, sebbene abbia perso molto sangue.
Ma a sciogliere ogni dubbio sulla gravità delle coltellate ci ha pensato proprio nell’udienza di ieri un perito del tribunale, il medico legale Claudio Picca.
“Entrambi hanno riportato ferite di vario genere – ha spiegato il dottor Picca -. Ci sono colpi alle mani, lesioni vicino alle orecchie e al collo di entrambi. Ma una differenza c’è: il più grande dei due ha ricevuto un colpo molto profondo al torace che gli ha compresso temporaneamente un polmone, il più piccolo, invece, non ha subìto nessuna coltellata profonda, ma ha perso molto sangue e ha avuto un drastico abbassamento di pressione. Tutti e due però, seppur per motivi diversi, hanno rischiato la vita”.
Ma al pm Siddi non è bastato sapere che entrambi potevano morire per cambiare opinione. Anzi. Il pubblico ministero nella sua requisitoria ha addirittura riqualificato il reato contestato al più piccolo dei due fratelli trasformando le lesioni volontarie in lesioni colpose. Mentre per il 36enne è rimasto fermo sull’ipotesi di tentato omicidio. “Chiedo di non doversi procedere nei confronti del 29enne – ha concluso -. Per quanto riguarda l’altro, che ha agito consapevolmente, invito i giudici a condannarlo a sette anni e quattro mesi di reclusione”.
Diametralmente opposta la tesi dell’avvocato Massimo Rao Camemi.
“Questo processo si è sempre basato sulle suggestioni, senza mai soffermarsi sulle lesioni riportate dai due fratelli – ha detto il legale ai giudici -. L’unica ferita seria, invasiva e penetrante l’ha ricevuta il mio assistito. Il pubblico ministero è convinto che lui abbia aggredito l’altro, in realtà nessuno sa con certezza chi ha cominciato. Ma se c’è qualcuno che ha tentato un agguato non può che essere il 29enne, che faceva finta di dormire sul divano e quando il fratello è rientrato ha aspettato il momento giusto per colpire”.
Maria Antonietta Russo, avvocato del più giovane, ha invece in qualche modo ricalcato la ricostruzione del pm Siddi, soffermandosi anche sul comportamento onesto del suo cliente.
“Dopo esser stato accoltellato dal fratello – ha spiegato la Russo – ha cercato di fare il possibile per disarmarlo, poi ha anche chiamato aiuto. Per di più, durante il processo, proprio per amore del fratello ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione su quello che è successo tra loro. Per non infierire, raccontando i fatti”.
Ma nessuno era in quella casa quella notte. Solo loro possono sapere la verità. Ed è forse proprio per questo che i giudici del collegio hanno deciso di assolvere entrambi perché il fatto non costituisce reato. La posizione dei due, alla fine, è stata del tutto livellata. Resta il fatto, però, che solo uno, il 36enne, ha passato quasi un anno e mezzo della sua vita in una cella del carcere di Mammagialla in attesa della fine di un processo che poi lo ha dichiarato assolto.
Francesca Buzzi
