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“La Dei farebbe meglio ad autosospendersi dal suo incarico…”

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Andrea Filoscia, Carla Vanni, Stefano Aviani Barbacci

Andrea Filoscia, Carla Vanni, Stefano Aviani Barbacci 

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Tante persone tra quelle che, un anno fa, avevano firmato contro il registro delle coppie di fatto ci stanno chiedendo quale sia la nostra risposta agli articoli della signora Emanuela Dei che, da una parte si dichiara non responsabile della falsificazione di nove firme apposte sulla nostra petizione (sulle 2.096 da noi raccolte) e dall’altra sembra voler rivendicare l’appropriatezza di un tale gesto, quasi che fosse da reputarsi giustificabile e, anzi, addirittura ordinario al giorno d’oggi.

Naturalmente noi non siamo d’accordo, al tempo stesso non abbiamo troppo da dire sul fatto specifico.

Il nostro è un collegamento di 18 associazioni (civiche, cattoliche, professionali), alcune delle quali presenti a Viterbo da molti anni. Indipendentemente dalle questioni relative al controverso registro, è una presenza che si fa carico di un disagio sociale che cresce e che esprime, nel suo complesso, un’attenzione particolare alla condizione della famiglia e dei bambini perché sono proprio queste ultime le realtà maggiormente a rischio di povertà e di esclusione sociale, non solo in città ma in tutto il paese.

Nuova periferia per la quale si registra una scandalosa mancanza di attenzione da parte delle istituzioni e che ben si inscrive dentro la logica di uno smarrimento culturale che è tipico del nostro tempo.

Di cosa soprattutto ha bisogno un bambino? Fino a ieri la risposta sarebbe stata evidente per tutti. Oggi non è più così. Anzi, pochi sembrano ancora sinceramente interessati a questa domanda: la luce dei riflettori non è davvero centrata sui bisogni fondamentali dei più piccoli, ma sui soli “diritti” soggettivi degli adulti. Riscrivere la famiglia dimenticando a cosa serve e partendo da un’affermazione unilaterale di diritti soggettivi da parte degli adulti è un grave rischio ed è un segno di forte arretramento culturale.

Ecco, sono questi gli aspetti che ci interessano maggiormente.

E’ stata davvero la Dei ad apporre le firme false per screditare la nostra petizione? Speriamo di no… E’ tuttavia un fatto che sia finita iscritta lei sul registro degli indagati. Chiunque comprende che, essendo stati noi oggetto di allusioni e speculazioni interessate, la nostra denuncia contro ignoti diventava un atto dovuto.

Peraltro, la nostra denuncia faceva semplicemente seguito a quella già sporta da vari consiglieri di maggioranza della cui amicizia la responsabile di Arci-lesbica potrebbe, forse, avere “un tantino” abusato… Speriamo che ciò non sia. Sarà comunque il giudice a decidere in merito.

Noi possiamo solo esprimere fiducia nella giustizia e consigliare ad Arci-lesbica, in attesa del pieno proscioglimento della sua presidente, di attenersi a quel codice non scritto di responsabilità etica nei confronti dei cittadini per il quale chi è rinviato a giudizio si autosospende o si dimette in attesa della conclusione del procedimento a suo carico, ciò anche a tutela dell’immagine dell’associazione che rappresenta.

Stefano Aviani Barbacci
Comitato Sì alla Famiglia Viterbo


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