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“Sulle mafie mai abbassare la guardia”

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Il giudice Franca Marinelli

Il giudice Franca Marinelli

Civita Castellana – Cosa Nostra raccontata ai ragazzi.
La mafia sanguinaria che uccideva col tritolo. Giovanni Falcone. Paolo Borsellino. Il maxiprocesso nell’aula bunker di Palermo.

Sono solo alcuni dei temi affrontati all’istituto Fabio Besta di Civita Castellana con il giudice Franca Marinelli. Una due giorni, ieri e oggi, dedicata alla legalità e organizzata dai ragazzi, che ha visto come ospite il gip del tribunale di Viterbo, ormai presenza fissa all’iniziativa.

Già l’anno scorso, la dottoressa Marinelli aveva raccolto l’invito a confrontarsi con gli studenti, insieme al sacerdote don Luigi Merola, noto per il suo impegno contro la camorra.

Un modo di mettere al servizio dei giovani la sua lunga esperienza di giudice, in prima linea contro tutti i fenomeni criminali. Un raro esempio reale, accanto ai modelli televisivi che i giovani hanno troppo spesso come unico metro di paragone.

Guidati dal magistrato, i ragazzi hanno riletto una tra le pagine più nere della storia d’Italia: le stragi degli anni Novanta. Anni che questa giovanissima generazione non ha vissuto. I liceali di oggi non erano nati nel ’92, quando la mafia non si confondeva ancora coi colletti bianchi e metteva a tacere le sue vittime con le bombe.

Un’intera mattinata scivolata in due minuti. Un dibattito aperto, più che una lezione frontale. I ragazzi hanno fatto domande spaziando sull’ultimo ventennio, compresa la recente indagine romana su mafia capitale. Intraprendenti, puntuali, reattivi e curiosi di tutto.

Non esiste una mafia sola, in realtà, ma tante mafie, ha spiegato agli studenti il giudice Marinelli, ricordando che Camorra e ‘Ndrangheta sono attive quanto Cosa Nostra. Un cancro esteso a livello non solo nazionale ma planetario, tramite numerosi gruppi criminali in piena attività. Il fenomeno, ormai radicato, si è esteso anche a quelle aree del paese ritenute immuni fino a poco più di un decennio fa, come il Nord Italia.

“Non ci possiamo illudere che ci siano zone franche – ha spiegato la dottoressa Marinelli ai ragazzi -. Bisogna comunque comportarci come se non ci fossero. Vale anche per il nostro territorio. Non abbassare mai la guardia può fare la differenza per non prestare il fianco alle infiltrazioni”.

Giovanni Falcone sosteneva che la mafia fosse un fatto umano e, come tutti i fatti umani, ha avuto un inizio e avrebbe avuto anche una fine. “Dalla fine, purtroppo, siamo ancora lontani – è l’opinione del giudice Marinelli -. La mafia si combatte anche con iniziative come quella di oggi: lavorando sulla cultura. Immagazzinando. Mettendo insieme un bagaglio di conoscenze che faccia da scudo e impedisca di cadere in certe trappole. Cultura significa anche selezionare i dati: non prendere per oro colato tutto quello che propinano film e fiction, ma ragionare con la propria testa, distinguere i fatti dalle opinioni. E soprattutto: mai distrarsi, anche quando i segnali sembrano assenti o deboli. L’unico metodo possibile è vigilare sempre”.


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