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“Inchiesta gestita con eccessiva sufficienza”

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Claudio Fava

Claudio Fava

La conferenza stampa della procura di Viterbo sul caso Manca

La conferenza stampa della procura di Viterbo sul caso Manca

Attilio Manca

Attilio Manca

Angela Manca

Angela Manca, la madre del giovane urologo

Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso

Pietro Grasso, ospite di Caffeina, a Viterbo, nel 2012

Viterbo – Rosy Bindi non parla. Claudio Fava sì.

L’audizione dei magistrati viterbesi in commissione antimafia non è ancora finita, ma il vicepresidente Fava ha un’idea precisa della conduzione delle indagini sul caso Attilio Manca: “Sciatteria giudiziaria”. Così, dal quotidiano “I quaderni dell’Ora”, definisce il modo di procedere degli inquirenti di Viterbo.

La sua impressione dopo aver ascoltato il procuratore capo Alberto Pazienti e il titolare del fascicolo Renzo Petroselli “non è magnifica”.

“Questa inchiesta – dichiara Fava, intervistato da Luciano Mirone – è stata gestita con eccessiva sufficienza. Non è un caso che buona parte delle attività istruttorie siano state ripetute, o siano state fatte per la prima volta soltanto su sollecitazione del gip. Mi è sembrato (e questa la cosa più preoccupante) che ci fosse un pregiudizio negativo addirittura nei confronti della vittima, nel senso che non si riescono a immaginare ipotesi diverse dalla morte accidentale per overdose. Di fronte a ogni evidenza, l’atteggiamento di questi magistrati è stato quello di spazzare via il beneficio del dubbio con sufficienza”.

Per Fava, la morte del giovane medico siciliano, in servizio a Belcolle, non è stata un’overdose accidentale, ma “un omicidio organizzato con pignola attenzione anche nei dettagli”. Il vicepresidente della commissione antimafia propende nettamente per la tesi dei familiari: Attilio Manca è stato ucciso nella sua casa a Viterbo, nel febbraio 2004, per aver curato Provenzano, malato di tumore alla prostata. Quello che, secondo Fava, è mancato, nell’ambito di un’attenta indagine sulla morte del medico, è un vaglio del contesto criminale di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), città d’origine di Manca e di molti ex indagati, oggi archiviati. 

La stessa Monica Mileti, unica imputata al processo per lo spaccio dell’eroina che ha ucciso Manca, per Fava, “conduce a Barcellona”. Il vicepresidente della commissione parla di un rapporto del Ros su Provenzano e gli ambienti di Barcellona Pozzo di Gotto. “La cosa sbalorditiva – continua Fava nell’intervista del quotidiano siciliano – è che i magistrati di Viterbo dicono di non conoscere neanche questo rapporto. Stessa cosa della permanenza di Provenzano a Barcellona. L’unica cosa che dicono di sapere è che Provenzano non può essere stato operato da Manca perché l’intervento non sarebbe stato eseguito in laparoscopia, tecnica nella quale era specializzato Attilio. La cosa impressionante è che sono apparsi informatissimi su alcuni dettagli e particolarmente disinformati sulla dimensione criminale di Provenzano in relazione a Barcellona”.

Intervenuto sul tema tre anni fa proprio a Viterbo, il presidente del Senato Pietro Grasso – all’epoca procuratore nazionale antimafia – smentiva la presenza del capo dei capi a Viterbo. “Non c’è prova neppure di una presenza a del boss nella città dell’urologo, Barcellona Pozzo di Gotto – affermava Grasso, dal palco del festival Caffeina -. La morte di Manca è avvenuta senz’altro in circostanze sospette, ma non troviamo appigli alla pista di mafia”. Proprio in questi giorni, sempre dalle pagine dell'”Ora”, la madre del giovane medico Angela Manca ha detto che Grasso potrebbe sapere la verità sulla morte di suo figlio. Subito dopo, il presidente del Senato ha inviato una smentita. 


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