Acquapendente – Piero Camilli a processo per resistenza a pubblico ufficiale.
Sul sindaco di Grotte di Castro pende l’accusa di aver messo alla porta in malo modo due ispettori del ministero delle Politiche agricole. Correva l’anno 2012.
Gli ispettori arrivano una decina di giorni prima di Natale. Lo stabilimento Ilco di Camilli, ad Acquapendente, è in fermento: è il periodo più impegnativo dell’anno per l’industria di macellazione degli agnelli.
Secondo la difesa, rappresentata dall’avvocato Roberto Massatani, gli ispettori entrano da un accesso secondario e non si qualificano. Abbastanza per mandare su tutte le furie il sindaco-imprenditore-presidente della Viterbese calcio. La verifica che dicono di voler fare gli ispettori, peraltro, è sulla macellazione dei bovini. Quindi su una particella infinitesimale del lavoro dello stabilimento Ilco. “Embè, dovevate venire proprio sotto Natale?”, chiede Camilli.
Gli ispettori, sospettando un tentativo di corromperli, preannunciano una grossa multa da 15-20mila euro. Camilli reagisce: “Adesso uscite dal cancello principale, suonate, chiedete permesso, vi apro e fate tutti i controlli che volete”. Ma gli ispettori rientrano con i carabinieri, che non riescono a mettere pace e, alla fine, Camilli e il fratello – deceduto da pochi mesi – vengono denunciati per resistenza.
I fatti, ieri mattina, sono stati riepilogati dai carabinieri e dal figlio Vincenzo Camilli davanti al giudice Silvia Mattei. A ottobre, parlerà il patron della Viterbese Castrense.
