Viterbo – Al Lazio l’ennesimo triste primato. E’ la regione col più alto numero di opere incompiute. Sono ben 82.
I numeri, elencati oggi dal viceministro Riccardo Riccardo Nencini, durante il convegno ‘Opere incompiute: quale futuro?’ alla Città dello sport di Tor Verfgata, parlano chiaro: in Italia ci sono 693 opere incompiute, una cifra forse eccessivamente abbondante pensando alle opere che ormai non sono più necessarie
L’appello che Nencini rivolge è alle amministrazioni locali e alle Regioni, affinché, per evitare commissioni e commissariamenti, “forniscano i dati che servono per concludere l’analisi delle opere incompiute ed evidenziare quindi quali vanno portate a conclusione e quali hanno la caratteristica della priorità”. Data poi, la “carenza fondi pubblici, le opere – ha aggiunto Nencini – andranno associate al mondo dell’impresa privata” che potranno utilizzare quel bene “anche con una destinazione d’uso diversa da quella iniziale il tutto con un vantaggio di non consumare altri pezzi del territorio, utilizzando beni che potrebbero svolgere una buonissima funzione”. L’idea del viceministro è quella di “far nascere un tavolo al Mit” e tra gli altri “provare a chiudere in un articolato di legge” che tenga conto delle proposte emerse oggi durante il convegno.
“Quello delle opere incompiute è un fenomeno prettamente italiano. Il mondo ci guarda e ride. Fa bene l’Ordine degli architetti a porre in evidenza il problema e a spingere per un nuovo Codice degli appalti che ci avvicini ai Paesi efficienti. Del resto la dice lunga il fatto che a livello governativo non c’è nemmeno certezza sul numero delle opere da completare, come ha sottolineato oggi il viceministro alle Infrastrutture”.
Lo ha dichiarato Fabio Desideri, presidente di Confimprese World.
“Ma oltre alle infrastrutture ancora da terminare e a quelle che non lo saranno mai, ci sono quelle completate male, tanto per usare un eufemismo, quindi da rifare o ristrutturare. Servirebbe un altro censimento”, ha aggiunto Desideri.
