Roma – Lucia Pagano è la prima donna a ricoprire l’incarico di segretario generale della Camera. Proposta dalla presidente Laura Boldrini, è stata eletta dall’ufficio di presidenza ieri a maggioranza (14 sì, 4 no e 2 che non hanno partecipato al voto). Va a ricoprire il ruolo dello storico segretario Ugo Zampetti.
Pagano non è stata votata dai tre esponenti del Movimento Cinque Stelle e da Edmondo Cirielli di Fdi. Stefano Dambruoso (Scelta Civica) e Roberto Giachetti (Pd) non hanno partecipato alla votazione. I segretari generali di camera e senato sono adesso due donne: a Palazzo Madama è Elisabetta Serafin.
Lucia Pagano, romana, 52 anni, è il capo del servizio degli Affari generali e delle commissioni. Consigliere parlamentare dal 1991, ha lavorato presso il servizio studi e il servizio assemblea prima di approdare alla commissione affari costituzionali, di cui è stata segretario. È capo servizio dal 2007. Prima di entrare alla camera, dal 1987 al 2001 è stata documentarista del servizio studi del senato.
La scelta di Pagano è stata accompagnata da non poche polemiche. Il questore della Camera Dambruoso ha parlato di “scelta al ribasso dovuta a un eccesso di presenza dei partiti, a fronte di una amministrazione che ha sempre menato vanto della propria indipendenza”. “Faccio gli auguri al nuovo segretario generale della Camera – ha detto Dambruoso – . Ne ha davvero bisogno visto che la attendono compiti difficili e gravosi e perché l’amministrazione di Montecitorio esce lacerata dalla gestione di questa nomina di cui non ho condiviso il metodo”.
Contrarissimo il Movimento 5 Stelle
“Sapete chi hanno scelto i partiti su proposta della Boldrini?”, scrivono su Facebook i deputati M5S Claudia Mannino, Luigi Di Maio e Riccardo Fraccaro. “La dottoressa Lucia Pagano: figlia di un ex capo servizio della Camera (Rodolfo Pagano), moglie del capo servizio informatica al Senato Mauro Fioroni (cugino di Giuseppe Fioroni deputato del Pd, fonte Dagospia). Il Movimento 5 Stelle poteva mai votare a favore di questo teatrino?”. Per il M5S i partiti “nominano sempre le stesse dinastie. Salvini, Boldrini, Renzi, Alfano, Berlusconi tutti uniti per proteggere la casta dei burocrati”.
