Viterbo – La premessa è: nessuna intenzione polemica, ma l’enunciato è comunque dirompente.
In quarta commissione Filippo Rossi, nella veste di semplice consigliere e non presidente del consiglio, presenta la mozione sulla candidatura di Viterbo a città italiana della cultura e proprio sulla cultura torna a bacchettare l’amministrazione che lui stesso e il suo movimento, Viva Viterbo appoggiano, per quello che fa, o meglio, quello che non sta facendo.
Partendo da nemmeno un mese fa: “Natale – dice Filippo Rossi – è stato un fallimento, non per incapacità politica, ma per incapacità professionale di creare su Viterbo mitologia, ovvero la voglia, l’obbligo di tornare da parte di chi viene”.
A quanto pare, c’è incapacità nel mettere insieme qualcosa in grado d’attrarre.
Non lo è stato la mostra di Sebastiano Del Piombo lo scorso anno e ancora meno lo è quella ancora in programma, Sacro e Profano.
“La cultura la vedo come investimento sul turismo. Il problema è che non siamo capaci. La mostra su Del Piombo che come Viva Viterbo abbiamo fortemente voluto, organizzata in quel modo è stata inutile. Senza un’adeguata comunicazione.
Quest’anno ancora peggio. Si sono spesi gli stessi soldi per fare ancora meno”.
Tutto ovviamente detto: “Senza fare polemiche”. Tuttavia: “Se continuiamo a buttare soldi su, se lo vogliamo chiamare marchettificio o investimenti a pioggia, spendendo senza nessun effetto mitologia sulla città, non si va da nessuna parte.
Facciamo la calza della Befana più lunga? Bene. Facciamo che sia la calza più lunga del mondo, facciamo in modo che ne parli anche il New York Times. Inutile dircelo tra di noi”.
Per ottenere risultati occorre investire e soprattutto osare. “Abbiamo scelto di risparmiare 800mila euro in minori tasse, abbiamo messo una bandierina.
Se con quella somma avessimo pensato a un grande investimento sul turismo, ai cittadini sarebbero arrivati ben più di 800mila euro.
Tagliare le tasse è giusto, ma dobbiamo anche pensare a costruire un grande progetto per la città”. Sennò si rischia di cadere nel vuoto, anzi: “Avremo una città con l’ascensore che va verso il nulla. Se non siamo capaci di costruire una città turistica, di cultura, allora facciamola agricola, industriale. Nucleare?”.
La candidatura di Viterbo città della cultura per l’anno 2015 già parte in ritardo. L’anno è cominciato.
La proposta è passata in regione grazie al consigliere Riccardo Valentini, ma da quel momento con il comune non ci sono stati contatti, anche se, come ha spiegato l’assessore Giacomo Barelli, è l’intero procedimento che sta andando a rilento, mancano ancora i decreti attuativi da parte del Governo.
La mozione presentata da Rossi ieri non è stata votata. Mancava l’assessore competente, Antonio Delli Iaconi.
Giuseppe Ferlicca


