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Nel museo opere d’arte dai conventi italiani e brasiliani

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Padre Vittorio Trani, ministro provinciale Ofm

Padre Vittorio Trani, ministro provinciale Ofm

Viterbo – Gentilissimo direttore,

ho appreso con interesse, dalla lettura degli articoli pubblicati sulla sua testata giornalistica, che in questi ultimi giorni si è aperto un interessante dibattito sul ritorno alla fruibilità pubblica di quello che è stato, per diversi secoli, il convento di San Francesco alla Rocca di Viterbo.

Un complesso ricco di storia, servizio culturale, servizio cultuale e socio-religioso attraverso i secoli nello spirito di San Francesco di Assisi.

Un fortilizio longobardo del sec. VIII, divenuto poi Castello di Sonza e chiesa di sant’Angelo, con un vasto appezzamento di terreno intorno, acquistato nel 1235 da papa Gregorio IX e donato ai frati francescani perché vi costruissero il loro monastero e la loro chiesa.

Con i frati che avviarono nel 1237, dopo la donazione ricevuta, l’ampliamento-costruzione della nuova chiesa, prendendo come modello la basilica superiore in Assisi, della quale riprendevano alcune caratteristiche stilistiche e dimensionali.

Contemporaneamente si costruì anche il convento che riuscì talmente grandioso fino al punto da essere chiamato “il palazzo dei Papi” appellativo che bene si conveniva alla maestà della costruzione, ma soprattutto perché fin dall’inizio numerosi pontefici lo scelsero come loro soggiorno ed anche perché fu la sede del Patrimonio di San Pietro, cioè dell’amministrazione pontificia per tutti i beni dell’alto Lazio. Nel convento vi hanno dimorato 32 pontefici ed alcuni imperatori.

Chiesa e convento hanno sempre avuto un posto preminente nella storia sia di Viterbo, che dello Stato pontificio. Sotto gli archi di questa chiesa è passata la piccola Rosa, gloria e futura patrona di Viterbo. Qui i liberi cittadini tenevano consiglio e parlamento. San Bonaventura da Bagnoregio, poi nominato cardinale e riconosciuto anche grande dottore della Chiesa, dimorò lungamente nel convento, ove dette disposizioni come generale dell’Ordine francescano ed approfondì i suoi studi teologici e mistici, svolgendo l’opera che influì anche sul primo conclave.

Dal pulpito di questa chiesa San Bernardino da Siena ottenne la pace della città, mostrando in processione il monogramma di Gesù.

Da qui partì la famosa processione del Corpus Domini (1462), presente Pio II, tutti i cardinali e una folla innumerevole di fedeli.

Da questa chiesa il 3 luglio 1528, venne emanata da Clemente VII la Bolla di approvazione dell’ordine dei Cappuccini. Il convento, fin dalla dimora di San Bonaventura, è stato sempre un grande centro di cultura e di religiosità.

Fino al 1873 è stata sede dell’Università Francescana e dello Studio generalizio dell’ordine. Dal 1500 qui è conservata, e onorata, la reliquia insigne del capo di Santa Elisabetta d’Ungheria, patrona dell’ordine Francescano secolare.

Definita quale Pantheon di ecclesiastici e nobili, in questa chiesa hanno trovato gloriosa sepoltura, oltre ai pontefici Adriano V e Clemente IV, molti cardinali, molti vescovi, molti dignitari ecclesiastici ed anche diversi notabili delle grandi famiglie viterbesi.

La chiesa ospitò capolavori di pittura italiana come La Pietà di Sebastiano del Piombo, il Presepio di Cesare Nebbia ed altre diverse opere ora per la maggior parte conservate nel museo civico di Viterbo.

Nel 1873, anno delle leggi di soppressione degli ordini religiosi e dell’incameramento dei beni ecclesiastici, il convento di San Francesco seguì la sorte di tanti altri conventi che passarono di proprietà del Demanio dello Stato. Nel 1885, a seguito di numerose proteste, provenienti da più parti, il complesso conventuale di San Francesco fu dichiarato monumento nazionale e i religiosi tornarono a officiare nella basilica. Ma a questi non furono restituiti il meraviglioso chiostro medioevale, dotato di una pregevole fontana in pietra, e l’antico convento, dove nel frattempo si erano insediati la caserma e il Distretto militare che aveva anche requisito la cappella Ceccolomini che era parte integrante della chiesa. Da questo momento i frati, che nel frattempo si erano costruiti accanto una modesta abitazione, furono privati anche dell’ingresso alla propria abitazione e ancor oggi pen entrare a casa sono costretti a passare dalla chiesa.

Il 17 gennaio 1944, purtroppo, a causa della vicinanza con il Distretto militare di Viterbo, la chiesa fu colpita da un massiccio bombardamento aereo e fu quasi completamente distrutta. La ricostruzione lunga e meticolosa per merito della Soprintendenza ai monumenti del Lazio, ottenuta grazie anche alle sollecitazioni di padre Giovanni Auda e di tutti i cittadini viterbesi, ripristinò l’assetto originario ducentesco, eliminando le aggiunte successive.

Nel 1953 la chiesa, per la sua importanza religiosa, oltre che storica e monumento nazionale, fu anche dichiarata “basilica” con Bolla papale di Pio XII del 9 dicembre 1949.

Tuttora il convento conserva migliaia di antichi volumi presenti in un’importante biblioteca, che ha ricevuto opere versate da numerosi conventi d’Italia, e rari documenti, manoscritti e opere che vanno dal XVI secolo fino ad oggi, presenti nel Fondo Antico.

Ci sono inoltre diverse opere, del costituendo Museo d’arte contemporanea, chiuse provvisoriamente in camere blindate per mancanza di spazi espositivi idonee, firmate da un centinaio di artisti tra i quali spiccano i nomi dei famosissimi Greco, Mastroianni, Guttuso, Cascella, Brindisi, Cesetti, De Chirico, Escalar e tanti altri.

I numerosi tentativi, nel corso degli anni, fatti dai francescani per riottenere i locali in uso al Demanio, nonostante le buone intenzioni di tutte le istituzioni, non andarono a buon fine per la presenza del Distretto Militare che non si sapeva dove traslocarlo.

Oggi la necessità del distretto militare non c’è più e, viste anche le disponibilità di ampi spazi del demanio – ramo Difesa esistenti a Viterbo, anche in prossimità d’importanti caserme e campi di volo più funzionali dal punto logistico per il comando Aves che oggi ha ancora sede in piazza San Francesco, sarebbe bello se si potesse rendere l’intero complesso monumentale fruibile dalla collettività con i frati francescani che potrebbero collocare, nei locali adiacenti al chiostro, la biblioteca con Fondo Antico e il Museo di arte contemporanea che potrebbero, entrambi, essere arricchiti con altre opere esistenti in altri conventi della Provincia romana (Italia e Brasile) creando una sinergia, ovvero una simbiosi mutualistica, anche con il Sacro Convento di Assisi, sotto ogni punto di vista, sia religioso che laico, che porterebbe beneficio anche all’intera città di Viterbo e a tutto il comprensorio della Tuscia.

Da parte nostra ci sarà sempre la più completa disponibilità a cooperare in questo senso.

Grazie per l’ospitalità

Fraterni saluti

padre Vittorio Trani
Ministro provinciale Ofm Conventuali della Provincia romana


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