Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Amareggia dover ammettere il sentimento di sconcerto che questo anno sia cominciato esattamente come il precedente, e forse anche peggio…
Si tratta della situazione peggiore per i lavoratori e le condizioni di lavoro che si possa ricordare, alla nostra memoria. Noi comprendiamo che la crisi si faccia sentire anche sui datori di lavoro; anche se non riusciamo a comprendere compiutamente per quale ragione dovrebbe essere così incisiva sulla sanità convenzionata, dato che – crediamo – le persone continuino ad avere bisogno di assistenza tanto quanto prima della crisi.
È probabile che la Regione e la Ausl tardi a pagare i compensi per l’attività prestata.
E ciò non dovrebbe accadere.
Ma quello che succede nella sanità convenzionata non si sopporta proprio più.
Ormai ogni singolo datore di lavoro prova a fare il furbo – perché di questo si tratta – pretendendo di cambiare unilateralmente le condizioni di lavoro, applicando contratti che nessuna grande organizzazione sindacale ha sottoscritto.
E lo scopo sarebbe che i lavoratori dovrebbero lavorare di più (più ore a settimana) avere meno ferie, guadagnare di meno – come stipendio tabellare e indennità.
Senza considerare che – a parte il fatto che l’assistenza è una attività pesantissima sul piano fisico e morale, dato che ha a che fare con la dimensione del dolore – non è rendendo chi lavora più povero che si esce dalla crisi.
E, soprattutto, sembra non si comprenda più che cosa significa ritardare anche per dei mesi il pagamento delle retribuzioni di lavoratori, che hanno lavorato!
Sono ormai anni che, periodicamente ma con implacabile ricorrenza, i datori di lavoro non pagano, anche per mesi, gli stipendi dei lavoratori; che, però, hanno lavorato, e – soprattutto – non potranno comunque smettere di pagare il mutuo, o pagare le tasse scolastiche e universitarie per i figli, o comprar loro il pane e i vestiti!
La verità è che, specie nel nostro Paese, la crisi alimenta gli istinti più egoistici, invece di render consapevoli di quanto inevitabile sia la solidarietà.
E siccome anche i datori di lavoro sono in qualche modo parte del nostro sistema paese, e dei suoi difetti, essi non sono affatto immuni da questi istinti egoistici.
E perciò non si capisce che si uscirà da questa crisi soltanto rinforzando il livello di vita dei lavoratori, e cioè rinforzando la loro capacità di spesa.
Ridurli alla povertà, alla fine, impoverirà anche le imprese… e alla fine tutto il nostro Paese.
Angelo Sambuci
segretario Uil Fpl
