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“Sono scappato per salvarmi dalla morsa dell’estorsione”

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Il dentista Gianfranco Fiorita

Il dentista Gianfranco Fiorita

Il dentista Gianfranco Fiorita

Il dentista Gianfranco Fiorita

Il dentista Gianfranco Fiorita con il suo avvocato Roberto Alabiso

Il dentista Gianfranco Fiorita con il suo avvocato Roberto Alabiso

Il dentista Gianfranco Fiorita

Il dentista Gianfranco Fiorita

Il dentista Gianfranco Fiorita

Il dentista Gianfranco Fiorita

L'avvocato Roberto Alabiso

L’avvocato Roberto Alabiso

Gianfranco Fiorita con l'avvocato Alabiso

Gianfranco Fiorita con l’avvocato Alabiso

Il dentista Gianfranco Fiorita mostra le foto di suoi vecchi impegni professionali

Il dentista Gianfranco Fiorita mostra le foto di suoi vecchi impegni professionali

 

Viterbo – “Non sono un mostro, né uno sfruttatore o tantomeno un ladro. Ero stretto nella morsa dell’estorsione e sono scappato per salvare me e i miei cari”.

Gianfranco Fiorita, il dentista che nell’ottobre del 2010, di punto in bianco, sparì da Viterbo e fece perdere ogni sua traccia, esce allo scoperto e racconta tutta la sua verità.

Con un voluminoso pacchetto di documenti, foto e atti ufficiali alla mano, affiancato dal suo avvocato Roberto Alabiso, il professionista accusato di appropriazione indebita si è messo a nudo in un lungo colloquio con la stampa di più di un’ora e mezza.

“Sono stato descritto come un mostro che sfruttava le persone – esordisce senza mezzi termini Fiorita -. E invece punterò all’assoluzione dell’accusa che pende sul mio capo perché il fatto non sussiste. Il gip mi contesta un’appropriazione indebita di 492mila euro, come se io fossi partito con una valigetta carica di denaro come accade nei film americani. E invece ho preso un aereo a Fiumicino con soli 720 euro in tasca e ho vissuto mesi e mesi nella più totale povertà e disperazione”.

Il dentista viterbese, secondo l’accusa del pm Stefano D’Arma, sarebbe partito il 14 ottobre del 2010 con un bottino d’oro, 660mila euro (i 492mila contestati nell’ordinanza del gip più altre somme emerse in seguito), lasciando pazienti da curare, soci e stagisti per scappare in sud America senza un preciso motivo. Da quel momento più nessuno ha avuto sue notizie fino al primo settembre del 2014 quando di sua spontanea volontà atterrò di nuovo a Fiumicino nonostante su di lui pendesse un mandato di cattura.

Qui ha trovato la polizia ad attenderlo che lo ha portato dritto in carcere a Mammagialla, dove dopo 58 giorni di prigionia e dieci di domiciliari, è tornato ora completamente libero e impaziente di dire la sua al giudice che dirige il processo a suo carico. Ma l’udienza dello scorso 8 gennaio è saltata e lui non ha voluto resistere fino ad aprile per raccontare, almeno in parte, la sua versione della storia.

“Ero minacciato ormai da anni a fine estorsivo – racconta il dentista -. Dal 2007, appena fondata la Dental Action, la società tramite la quale volevo fornire un capillare servizio di odontoiatria all’avanguardia a livello nazionale e internazionale, ho iniziato a ricevere richieste di denaro e pressioni. Per un lungo periodo ho versato a un aguzzino sudamericano 1200 dollari al mese. Poi a lui si sono aggiunte altre due persone italiane che pretendevano soldi, dietro la minaccia di ritorsioni contro di me e contro i miei familiari”.

Una pressione che Gianfranco Fiorita pare non riuscisse più a sopportare. Al punto di decidere di scappare.

“Erano persone molto vicine a me – continua -. Sapevano la data esatta della morte di mia madre. Conoscevano ogni mio movimento. E  io avevo paura. E’ per questo che ad ottobre del 2010 ho preso il primo volo per Barcellona, invece di quello per la Bolivia dove avevo organizzato un corso professionale. Sono rimasto un po’ in Spagna e poi mi sono diretto in Colombia. Intanto continuavo a ricevere una serie di email minatorie ed estorsive che sono continuate fino ad aprile del 2011”.

Nel frattempo in Italia tutti si chiedevano dove fosse finito il professionista. E gli inquirenti cominciavano a indagare su una sua possibile fuga premeditata e organizzata.

“Il gip dopo quattro mesi dalla mia partenza – prosegue – ancora non sapeva dove stavo. Dicevano forse in Bolivia oppure in una destinazione ignota. Perché la polizia non mi è venuta a cercare? Non sarebbe stato così difficile chiedere i documenti alla polizia aerea. Gli inquirenti sono subito partiti dal presupposto che avessi una “evidente capacità a delinquere ai danni di persone in stato di bisogno finanziario e sanitario” come scrive il gip. Invece ero in grave difficoltà e temevo per la mia famiglia”.

E ora Gianfranco Fiorita è pronto al contrattacco.

“Abbiamo già presentato una denuncia alla guardia di finanza – spiega l’avvocato Roberto Alabiso – per dimostrare le pressioni che il dottore riceveva. Ma non solo. C’è anche un esposto pronto per chi, secondo noi, ha fornito false testimonianze al giudice Eugenio Turco. Tante, troppe persone hanno cavalcato l’onda della scomparsa di Fiorita per costituirsi parte civile anche non avendone il diritto. Almeno 29 persone non ne hanno alcuna prerogativa”.

Al dentista del Pilastro, poi, non va giù il fatto che lo studio dentistico, anzi i due studi della Dental Action, sono stati chiusi appena tre giorni dopo la sua partenza.

“Tra i miei soci c’erano due odontoiatri – dice Fiorita -. Avevamo 90mila euro da incassare e un conto in attivo con 9mila euro al quale potevano tranquillamente accedere. Perché non lo hanno fatto? E, soprattutto, dove sono finite le attrezzature delle quali erano forniti gli studi? Al mio ritorno non ho trovato più nulla, nemmeno il mio curriculum con le certificazioni ufficiali ottenuti in anni e anni di lavoro. Nei 492mila euro che mi contesta il gip non si prendono in considerazione le spese di almeno 23 o 24mila euro al mese che sostenevo per stipendi e quant’altro. Non solo le entrate erano a nome mio, anche le uscite”.

Insomma, quella che Fiorita vuole far emergere, è una figura del tutto diversa da quella che a suo dire è stata costruita in questi quattro anni.

“Sono una persona per bene – ci tiene a sottolineare -. Ho fatto volontariato e beneficenza in posti in cui c’è estrema povertà. Ho avuto sempre una grande passione per il mio lavoro e per le persone meno fortunate. Collaboravo con onlus e ospedali pediatrici. Finanziavo adozioni a distanza e centri di recupero per bambine violentate e sfruttate. La mia fuga è stata dettata solo dalla paura. Non ho mai denunciato le estorsioni subite perché non mi fidavo degli investigatori. Ho solo lasciato un messaggio a mia sorella chiedendole di non cercarmi e sono scappato. Tutto qui”.

Nel frattempo gli estorsori si sono allontanati e pian piano avrebbero smesso di pressare il dentista.

“Dal 2011 sono spariti perché ovviamente non ero più appetibile – continua Fiorita -. Ora è arrivato il momento di denunciare tutto. Non ho più paura perché ora non sanno più dove e come vivo. Non ho più nulla e quel poco che sto facendo da un punto di vista lavorativo sono costretto a farlo di nascosto, lontano da Viterbo. Presto arriverà in Italia dal Paraguay anche la mia compagna con i nostri due figli. Sto cercando di ricostruire la mia vita, ma non è semplice. Ora chi ha le sue responsabilità dovrà pagare e io dimostrerò di essere una vittima”.

Ma il lungo racconto di oggi di Gianfranco Fiorita si preannuncia essere solo la prima puntata di una lunga storia ancora tutta da scrivere. Il dentista non esclude infatti di fornire altre novità e maggiori dettagli sulla sua versione dei fatti in attesa del prossimo 2 aprile quando finalmente “vuoterà il sacco” di fronte al giudice.

“Avrò bisogno di diverse ore – conclude -. Carte alla mano spiegherò in tribunale tutto quello che c’è da spiegare. Poi vedremo se sarò io quello che dovrà risarcire qualcuno o se saranno alcune persone a dover risarcire me”.

Francesca Buzzi


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