Viterbo – (g.f.) – Fra tagli al bilancio imposti dal governo e di conseguenza meno soldi da reinvestire sul territorio e ipotesi d’accorpamento, il futuro della camera di commercio a Viterbo, così come in altre realtà, è tutto da costruire.
Il bilancio è stato approvato e il 2015 sarà un anno di cambiamenti.
“Navighiamo a vista – osserva il presidente Domenico Merlani – il conto economico è passato, stiamo mettendo tutto l’entusiasmo possibile nel svolgere il nostro compito, ma è evidente che siamo in una fase di cambiamento”.
Per l’anno in corso, meno 35 per cento di contributi, ovvero oltre due milioni, da sette milioni e mezzo a cinque milioni e 300mila euro. Il prossimo il taglio arriverà al 40 per cento, quindi al 50 per cento.
“Una riduzione importante – spiega Merlani – per un ente piccolo come quello di Viterbo, che si ripercuote su una serie di contribuzioni a fondo perduto alle imprese”.
Nonostante tutto si guarda avanti, aumentando i servizi, allargando gli orari d’apertura. Da febbraio, dalle 8.45 alle 13 e l’apertura pomeridiana che passa al martedì, dalle 15.30 alle 16.45, mentre il giovedì, orario continuato dalle 8.45 alle 16.45.
La necessaria sforbiciata ai costi c’è già stata. “Abbiamo portato a termine – spiega Merlani – una completa rivisitazione sul fronte uscite e un efficentamento delle risorse umane.
Vogliamo nonostante tutto, diventare più competitivi ed essere ancora di più punto di riferimento per il sistema produttivo, più vicini al mondo delle imprese”.
Passando per il potenziamento dei brand Tuscia Welcome e Tuscia viterbese, per turismo ed eccellenze certificate.
Non si riuscirà a fare tutto, però. “Manteniamo i progetti per le feste nella Tuscia – osserva Merlani – mentre per Expo 2015 abbiamo presentato tre iniziative e due con il Cefas.
Il servizio mediazione sarà ampliato. Ne abbiamo effettuate oltre mille, di cui più di quattrocento nel 2014.
La voce promozione del territorio l’abbiamo tagliata meno rispetto alle altre, tuttavia non riusciremo ad assistere tutte le iniziative nel 2015”.
Mentre la trasformazione dell’ente camerale è ancora tutta da disegnare. “Le ipotesi sono varie – ricorda Merlani – un unico ente regionale, due, uno per l’area metropolitana e l’altro per le quattro province, mentre una terza ipotesi potrebbe vedere nascere una camera di commercio dell’Alto Lazio”.
Con Viterbo, Rieti e Civitavecchia, quest’ultima però prima dovrebbe staccarsi dall’area metropolitana di Roma.
Ci si unisce per fare la forza, ma anche per necessità. I parametri di legge parlano di un minimo d’aziende iscritte pari a 80mila. Cifra che né Rieti né Viterbo oggi raggiungono.
“L’accorpamento nel 2015 è possibile – osserva il presidente – dobbiamo pensare a un ente forte e utile al territorio. Non conta chi sarà domani presidente, ma che ci sia una struttura d’aiuto alle imprese”.
Nel frattempo, nella Tuscia l’export fa ben sperare, con una crescita in particolare nel terzo trimestre 2014 pari al 16 per cento.
“Un aumento che riduce i problemi sul fronte interno – osserva il segretario Monzillo – e che riguarda pure il settore ceramico”. Situazione comunque tutt’altro che rosea.
La camera di commercio, come ricorda la vice segretaria Federica Ghitarrari, sta anche snellendo le procedure relative al registro imprese, con lo sportello a disposizione d’associazioni di categoria e professionisti e l’ente, essendo autorità di controllo sulla Dop Tuscia per l’olio, patata, castagna e nocciola, lavora per accelerare le pratiche.


