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Trecentomila euro dalla Asl all’Aureart

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Il maxiprocesso Asl

Il maxiprocesso Asl

Viterbo – (s.m.) – Scuola d’arte per disabili: 325mila euro in due anni. Paga la Asl. Ma nel 2009 la Regione frena: non è l’azienda sanitaria viterbese che può accollarsi la spesa.

Lo dice l’ex direttore regionale della programmazione sanitaria Giampaolo Grippa. E’ lui, con la sua nota della primavera del 2009, a “stroncare” il progetto “Aureart”: ideato dall’omonima associazione, nata nel 2007, consisteva in laboratori artistici per disabili nella cripta della chiesa di Sant’Agostino, a Montefiascone. Tra il 2007 e il 2009, la Asl di Viterbo pompa 325mila euro circa nelle casse dell’associazione. Troppi, secondo Grippa, per una Regione appena commissariata, in spending review e con un estremo bisogno di ridurre i finanziamenti all’essenziale.

“Aureart” è il primo capitolo del processo Asl, affrontato ieri in aula al primo giro di testimonianze, in sette ore e mezzo di udienza. Gli imputati sono 29, tra dirigenti dell’azienda sanitaria, imprenditori e società. Per lo più, presunti appalti truccati in cambio di presunte tangenti.

Della vicenda “Aureart” rispondono l’ex dg dell’azienda Giuseppe Aloisio, il suo braccio destro Mauro Paoloni, il direttore dell’unità organizzativa acquisto e vendita prestazioni sanitarie Renato Leoncini e gli ideatori del progetto, i fratelli Giampaolo e Francesco Marzetti. Artisti falischi. Che già dal 2005 avevano testato il progetto Aureart a Villa Serena e volevano estenderlo a tutta la provincia, attraverso la Asl.

L’ipotesi è corruzione. Perché, secondo i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, alla pioggia di fondi per l’associazione, i Marzetti ricambiavano facendo lavorare la moglie di Paoloni, Maria Giovanna Monti, presidente dell’associazione Aureart che, ascoltata ieri, ha ritrattato i suoi vecchi colloqui con gli inquirenti e difeso la bontà del progetto. “A scuola venivano 31 utenti disabili anche con handicap gravi – ha detto l’ex presidentessa -. Ragazzi che a casa avevano esplosioni incontrollate di violenza e che con noi erano tranquillissimi”.

Per il consulente dei pm che ha esaminato la contabilità di Aureart, tra il 2007 e il 2008 la signora Monti prese 24mila euro per il suo lavoro di maestra d’arte. “700 euro al mese da cui toglievo la benzina e la spesa per i materiali dei corsi – precisa lei -. Non avevo bisogno di lavorare, ma mi piaceva. Ho una formazione artistica e l’attività con quei ragazzi mi gratificava”. L’accusa è aver speso troppi soldi per un progetto che di sanitario aveva poco. Lo spiega anche Alfredo Tognarini, ex direttore amministrativo della Asl: anche per lui era più la spesa che l’impresa, ma alla fine, firmò la delibera che dava l’ok al progetto. Anche se i rapporti con Aloisio erano tesi. Di conseguenza con Paoloni: “Ricordati che io e Paoloni siamo la stessa cosa”, avrebbe detto una volta Aloisio a Tognarini, che arrivò fin davanti al giudice del lavoro per la mancata riconferma del suo incarico. Non gli diedero ragione.

Solo il direttore dell’unità operativa complessa di neuropsichiatria infantile, Marco Marcelli, è convinto delle importanti opportunità terapeutiche della scuola Aureart. Le difese puntano su questo: validità del progetto, finalità sociosanitaria e affinità a decine di altre iniziative promosse da Asl e associazioni locali. Se ne riparla a fine mese. 


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