Viterbo – Aureart ancora sotto i riflettori.
La scuola d’arte per disabili resta l’argomento principe del processo Asl: appalti truccati affidati dall’azienda sanitaria al “miglior offerente”, in termini di presunte tangenti o ritorno politico. E’ questa l’accusa che pesa sui 29 imputati, tra imprenditori, dirigenti e dipendenti Asl.
Anche dietro il progetto Aureart i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci hanno visto una tangente: i fondi della Asl ai fratelli Marzetti per finanziare il progetto in cambio di un lavoro alla moglie di Mauro Paoloni, braccio destro dell’allora direttore della Asl Giuseppe Aloisio. Per le difese, invece, Aureart non solo funzionava, ma era un’iniziativa come molte altre nei vari distretti della Asl di Viterbo. Iniziativa a carattere sanitario e terapeutico, che giustificava i fondi dalla Asl.
Annoso problema, quello dei fondi. “Non c’erano mai”, spiega Ida Lanzillotta, terapista alla neuropsichiatria infantile di Montefiascone. Proprio lei aveva sollecitato il direttore del distretto falisco della Asl a garantire strutture ai disabili. “Aureart era una risposta a questa domanda – continua Lanzillotta -, anche se con un indirizzo più artistico e modalità diverse dal solito”.
Lanzillotta monitorava i ragazzi. Controllava che stessero bene. “La terapia passava anche da questo”, aggiunge. E quando la scuola fu chiusa, per l’alt ai finanziamenti imposto dalla Regione nel 2009, i genitori dei pazienti protestarono con una raccolta firme.
Ma l’iter amministrativo di delibere e proroghe non convince affatto i pubblici ministeri. Dario Carrus, dirigente psichiatrico, firmò la nota con cui si chiedeva di inserire i ragazzi del Centro di salute mentale nel progetto Aureart. “Effettivamente, non mi fu dato il tempo di istruire la pratica – ammette in aula -, ma non gli ho dato peso. Stavano scadendo i termini per inserire i pazienti nei laboratori artistici. Dovevamo correre”. L’accusa insiste anche sulle correzioni imposte a Carrus. “Correzioni formali”, aggiunge lui, che però disconosce il contenuto di una seconda nota, con la sua firma, di due settimane dopo. “Doveva essere un parere, non una richiesta di proroga dei servizi di Aureart”.
E infine, l’avvicendamento tra due medici, per il posto di dirigente del distretto Asl Vt1 di Montefiascone. Una volontà politica? Il medico che doveva avvicendarsi era vicesindaco di Montefiascone. Ma l’avvocato di Aloisio, Alessandro Diddi, taglia corto. “Quell’avvicendamento non c’è mai stato. Il medico in questione, peraltro, sarebbe stato incompatibile proprio perché era il vicesindaco di Montefiascone. Non avrebbe potuto comunque ricoprire quell’incarico”.

