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Atto vandalico allo studio dell’avvocato Fava

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L'avvocato Roberto Fava

L’avvocato Roberto Fava

Cosmin Petrut Oprea

Cosmin Petrut Oprea

Daniel Ionel Oprea

Daniel Ionel Oprea

Viterbo – La cassetta della posta buttata a terra e la targa con il nome staccata.

E’ la sorpresa trovata dall’avvocato Roberto Fava fuori dal suo studio.

Il legale, difensore dei fratelli Oprea, accusati dell’omicidio Zappa, ha presentato un esposto ai carabinieri. 

Minaccia, dispetto, atto vandalico o incidente. Saranno le indagini a stabilirlo. Difficile che la cosa sia accidentale: la cassetta era ben ancorata con due stop. Nell’esposto dell’avvocato si parla di danneggiamento.

La segnalazione in caserma è di pochi giorni fa, ma l’episodio risale alla fine di dicembre 2014. In quello stesso mese, si venne a sapere che Cosmin Oprea aveva chiesto uno sconto di pena per cattive condizioni di detenzione.

Oprea, in carcere dal 28 marzo 2012, è uno degli esecutori materiali dell’omicidio di Ausonio Zappa. In quattro, quella notte, tentarono il colpo nella villetta di strada Romana dell’anziano professore. Due rimasero in macchina. Gli altri due, tra cui Cosmin entrarono in casa per rubare, ma il padrone di casa 82enne li sentì. Da lì in poi, fu arancia meccanica.

Zappa fu preso – come minimo – a calci e pugni. Secondo le indagini, i rapinatori lo colpirono anche con un oggetto contundente, ma la dinamica dell’aggressione è del tutto indiziaria. Gli unici testimoni sono gli stessi protagonisti, Cosmin e Adrian Nicusor Saracil, che hanno fatto da scaricabarile l’uno con l’altro quando si è trattato di ricostruire attimo per attimo quella rapina finita nel sangue. 

Il professore morì all’ospedale Belcolle dopo dieci giorni di agonia. I due pali sono ai domiciliari. Daniel, il fratello di Cosmin, è uscito dal carcere proprio in questi giorni. Saracil e Cosmin sono stati condannati prima all’ergastolo e poi a vent’anni. Una riduzione di pena consistente in appello che, comunque, a Cosmin non è bastata. Pur di ottenere uno sconto di pena, il 22enne ha sfruttato il pretesto delle cattive condizioni di detenzione. Richiesta respinta dal giudice di sorveglianza e presentata all’insaputa del suo avvocato.

“Se me l’avesse detto, lo avrei sicuramente sconsigliato – dichiara Fava -. Certamente non avrei avallato un’iniziativa del genere da parte sua, con i reati di cui risponde”. 


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