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Bimba di 4 anni morta in incidente, a giudizio titolare della ditta spargisale

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La piccola Irene Raimondo

La piccola Irene Raimondo 

L'incidente di questa mattina tra Paparano e Vitorchiano

Lo schianto sulla Vitorchianese in cui perse la vita Irene Raimondo

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Lo schianto sulla Vitorchianese in cui perse la vita Irene Raimondo

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Lo schianto sulla Vitorchianese in cui perse la vita Irene Raimondo

Vitorchiano – (f.b.) – Era il 13 febbraio del 2013 quando la Twingo rossa con a bordo la 23enne Victoria e la piccolissima Irene Raimondo, di quattro anni, si schiantò sulla Vitorchianese subito dopo una curva.

Erano da poco passate le 9 del mattino e Irene doveva andare all’asilo. Ma il suo corpicino è sbalzato fuori dalla macchina ed è caduto sull’asfalto con violenza. L’elisoccorso è arrivato subito anche se i tentativi di rianimare Irene sono stati inutili. La bimba è morta sul colpo.

Era pieno inverno, nei giorni precedenti la Tuscia erano stata coperta da abbondanti nevicate, e il freddo era ancora molto pungente. Sull’asfalto, in corrispondenza della curva in cui avvenne l’incidente, c’era del ghiaccio non ancora sciolto nonostante il sole si fosse alzato da alcune ore. E in quel punto, soprattutto, pare non fosse stato gettato il sale che avrebbe potuto sciogliere almeno in parte le lastre che si erano formate a terra.

A giudizio per omicidio colposo, ci è finito quindi il titolare della ditta che, secondo l’accusa, avrebbe dovuto spargere il sale sulla Vitorchianese. A difenderlo ci sono gli avvocati Giuseppe Sinatra e Roberto Merlani. La mamma di Irene, Victoria Ludovico, si è invece costituita parte civile nel processo ed è rappresentata dal legale Sandro Vettori.

Ieri di fronte al giudice Rita Cialoni sono stati ascoltati alcuni testimoni che hanno ripercorso quella tragica mattina, quando l’utilitaria rossa è finita prima fuori strada e poi è rimasta capovolta su un fianco al centro della carreggiata.

“Quando è successo l’incidente io ero al lavoro – racconta il padre di Irene – ma mi sono subito precipitato lì. C’era mia moglie sull’ambulanza in stato di incoscenza e mia figlia stesa sul marciapiede. La strada era ghiacciata: lo era già alle 5 di mattina quando ero passato io di lì per andare a lavorare, ma lo era ancora anche alle 9. Del sale neanche una traccia. Nessuno lo aveva sparso, era evidente. E a nulla sono servite le gomme termiche che Victoria aveva montato sulle ruote corrispondenti alla trazione della macchina”.

Ghiaccio in più punti e niente sale. La stessa cosa che hanno notato un operatore ecologico e un dipendente del comune di Vitorchiano.

“La strada era gelata in diversi tratti, anche perché la curva in questione si trova in una zona d’ombra in cui il sole non riesce a sciogliere il ghiaccio – hanno detto entrambi – e il sale non c’era”.

Ma quello che la difesa vorrebbe capire con esattezza è dove, precisamente, fossero queste lastre di ghiaccio.

“Sono intervenuto sul posto per i rilievi dell’incidente – ha detto un maresciallo dei carabinieri in servizio a Vitorchiano – e che ci fosse del ghiaccio era evidente. Le lastre erano in corrispondenza della curva dove, secondo le ricostruzioni, la signora alla guida avrebbe perso il controllo finendo nella cunetta. Poi la Twingo ha sbattuto probabilmente con qualche sasso che ha ributtato la macchina sull’asfalto, in mezzo alla carreggiata”.

Nel punto in cui l’auto si è fermata il ghiaccio non c’era, ma questo non sarebbe un particolare indicativo.

“La Twingo ha sbandato sulla curva – continua il maresciallo – questo è sicuro. E in quel punto, che è sempre in ombra, c’era il ghiaccio e non c’era il sale. Più avanti invece le lastre si erano sciolte ma solo perché è una zona dove batte il sole con più facilità. Va detto però che sulla curva il ghiaccio era in corrispondenza della corsia sinistra, ovvero quella opposta a quella percorsa dalla macchina. Il punto in cui si scivolava cominciava dalla linea di mezzeria in poi, verso destra”.

L’utilitaria, quindi, potrebbe aver parzialmente occupato l’altra corsia quando stava immettendosi nella curva. Resta però il nodo principale da sciogliere: perché il sale non è stato sparso? Se qualcuno lo avesse fatto le lastre potevano non esserci affatto, né su una corsia né sull’altra.

Nella prossima udienza, in calendario per i primi di ottobre, si continuerà con l’ascolto dei testimoni: tra questi anche la dirigente della Provincia che in quel periodo si occupava dell’emergenza maltempo. C’è da capire, infatti, se dall’ente fosse o meno partito l’ordine di spargere il sale e in che modalità.


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Multimedia: Fotocronaca


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