Viterbo – Chi è stato al museo nazionale etrusco nell’ultimo anno alzi la mano? Poche, pochissime mani alzate.
Ma almeno sapete dove sta? No… Beh sta alla Rocca Albornoz, a piazza della Rocca. Uno dei monumenti più affascinanti e belli della città. Ci ha messo le mani il Bramante per capirci.
E ancora sapete quali meraviglie si trovano al museo nazionale etrusco? Lo sapevo. Non sapete nulla. “Capre! Capre! Capre!” direbbe il buon Sgarbi. E confesso: tra le capre mi ci metto anche io. Se non fosse stato per lavoro, anche io, come la gran parte dei viterbesi, non saprei nulla del museo nazionale etrusco. E allora ve lo racconto per quel poco che ho visto e capito.
Intanto la struttura fantastica. Appena entrati trovate una fontanina di incredibile eleganza, del Bramante, mi dicono. Poi c’è la rocca, con le sue scale, la sua torre, il ballatoio che svetta sulla città. Non fosse che per vedere questa gemma dell’architettura varrebbe la pena di andarci a fare una girata. Se andate sul ballatoio vedrete Viterbo come non l’avete mai vista. Dalla Rocca, e non poteva essere diversamente, si domina la città. Si vedono gli angoli più sperduti con un solo sguardo. Una magia frutto dell’ingegno e delle esigenze di altri tempi. Ora nel ballatoio è in pratica obbligatorio passare per andare a vedere l’ultima meraviglia etrusca. La riproduzione del tempietto di Demetra che si trova a Vetralla in un bosco, dentro due giganteschi massi di pietra. Qui vi potete vedere tutto senza fare la scarpinata che ci siamo dovuti fare con Antonello Ricci e altre 200 persone a gennaio, nella prima passeggiata racconto dell’Anno degli etruschi – I pirati della bellezza. Una delizia per lo sguardo e l’intelletto.
Ma questa non è che l’ultima perla aggiunta alla collezione che si trova alla Rocca.
Intanto il museo ha la caratteristica di essere uno dei pochissimi luoghi in cui potete vedere la città dei vivi e non dei morti del popolo etrusco. E sì, gli scavi svedesi di Acquarossa sono uno dei pochi casi in cui ci si imbatte in un insediamento in cui vivevano gli etruschi. Mentre di solito si visitano le necropoli. E’ un po’ come se si venisse in visita a Viterbo, e invece di andare a vedere il centro storico e la città, si andasse al cimitero di San Lazzaro. Anche i cimiteri hanno il loro fascino e le loro bellezze, ma certamente la città e tutt’altra cosa.
Delle case di Acquarossa potete vedere la struttura, le stanze, gli oggetti della vita quotidiana degli etruschi. Ci sono poi dei raffinati bassorilievi che putacaso rappresentano tra l’altro delle bighe. E proprio la biga di Castro è l’oggetto principe che ogni viterbese dovrebbe aver visto almeno una volta. Alla biga nel museo è dedicata una intera sala e fa mostra di tutta la sua eleganza con tanto di cavalli.
La biga dovrebbe essere uno dei manufatti etruschi, per la sua rarità e integrità, più visitati. Ci dovrebbe essere la fila per vederla. Questo non accade e allora vuol dire che un’intera città non sa comunicare né al suo interno né, cosa più importante, all’esterno le proprie bellezze. Di nuovo: Capre! Capre! Capre!
Ma non basta. Nel museo nazionale ci sono anche le statue di marmo che arricchivano il teatro romano di Ferento. Stavano a Firenze, e, grazie anche all’intervento dell’allora assessore provinciale alla cultura Francesco Mattioli, sono state riportate a Viterbo. Una vera magnificenza. Da vedere anche il “plastico” di Ferento che fa capire quale imponente struttura fosse. Ora ne è rimasta solo una parte.
E ancora, nel museo ci sono grandi sfingi, leoni, volti, scudi, lance, vasi e, udite udite, i giocattoli degli estruschi. Ci sono le biglie, ci sono dei piccoli balocchi e l’oggetto che più amo: un dado in argilla. Come dire che questi etruschi ci somigliano tanto, ma proprio tanto. Magari erano anche loro: Capre! Capre! Capre! Ma capre che hanno lasciato il segno e che ancora oggi affascinano il Mondo.
Domani, primo marzo, grazie ad Antonello Ricci, alla direttrice del museo Valeria D’Atri e all’estruscologa dell’Unitus Marina Micozzi, sarà possibile scoprire e riscoprire tanta ricchezza che noi da buoni etruschi teniamo nascosta al Mondo. L’appuntamento è alle dieci alla biglietteria del museo nazionale etrusco alla Rocca Albornoz. Chi non viene è una capra… 😉
Carlo Galeotti
Fotocronaca: Il museo etrusco – slide – Viterbo vista dalla rocca degli Albornoz – slide
Anno degli Etruschi
I pirati della bellezza
Una iniziativa Tusciaweb
in collaborazione con
Università degli Studi della Tuscia
e Caffeina Cultura
Con il patrocinio della
Soprintendenza dei Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale
Antonello Ricci e Davide Ghaleb
presentano
I pirati della bellezza – 12 passeggiate/racconto “all’etrusca”
Terzo appuntamento
Domenica 1 marzo
Viterbo – rocca Albornoz
C’era una volta una rocca…
A spasso fra le eccellenze archeologiche del museo nazionale etrusco di Viterbo
Appuntamento ore 10.00
presso biglietteria museo
“Pillole” storico-archeologiche a cura di
Valeria D’Atri (direttrice del museo) e Marina Micozzi (Archeologa dell’Unitus)
Letture di Pietro Benedetti e Olindo Cicchetti
Percussioni indoor ed en plein air di Roberto Pecci
Racconta e conduce Antonello Ricci
Ingresso al museo GRATUITO. Il biglietto per la partecipazione all’iniziativa consiste – come al solito – nell’acquisto del volume fresco di stampa I pirati della bellezza: romanzo degli Etruschi secondo A. Ricci
o di altro libro a scelta dal ricco catalogo di
Davide Ghaleb Editore
info e prenotazioni tel. 3206872739 (attivo tutti i giorni ore 12.00-13.00)
etruschi-passeggiate@tusciaweb.it
I pirati della bellezza – 12 passeggiate/racconto “all’etrusca”
I PROSSIMI APPUNTAMENTI
APRILE, Domenica 19/ Passeggiata Castro: sentieri sul pianoro (tra la tomba della Biga e le “ruine” di una Cartagine in Maremma)
MAGGIO, Domenica 17/ Acquarossa – a spasso per la città dei vivi
GIUGNO, Sabato 6/ Orioli e gli altri: alla scoperta di Castel d’Asso!












