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Il centrodestra si spacca sull’Arcionello

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Felice Casini

Felice Casini 

Laura Allegrini alla manifestazione del Ncd

Laura Allegrini alla manifestazione del Ncd 

Viterbo – (g.f.) – Sull’Arcionello la maggioranza in provincia si spacca.

In consiglio si vota la presa d’atto della perimetrazione e colpo di scena, dal centrodestra si alza Felice Casini (Udc). Chiede di riportare il punto in commissione. Per non meglio specificati approfondimenti.

Proposta che non piace molto all’assessore Paolo Equitani.

“Ci abbiamo lavorato in largo e in lungo – precisa Equitani – un procedimento attento e qualificato, non sono d’accordo sul rinvio.

Se non vuole che si discuta sarebbe bene dirlo, piuttosto che sostenere di volerlo riportare in commissione.

Tra l’altro è un provvedimento che la città di Viterbo ci sta sollecitando”.

Dall’opposizione Grattarola (Pd) chiede che il comune sia coinvolto nella scelta, ma Equitani fa presente come tanto con Marini quanto con Michelini, sono stati sollecitati incontri, mai avvenuti.

E comunque l’assessore Saraconi proprio di recente ha chiesto notizie sull’atto. Senza contare che spetta alla provincia adottare il provvedimento e alla regione approvarlo.

Eventuali consultazioni sono solo di cortesia.

Dopo un botta e risposta si arriva al voto, ma poco prima Felice Casini lascia il consiglio. In dissenso.

Altro motivo di scontro in maggioranza è la delibera d’indirizzo sulle società partecipate, per l’eventuale uscita dell’ente. In consiglio è il deserto.

Molti del centrodestra sono usciti.

Laura Allegrini (Ncd) teme che una volta approvato il punto, automaticamente non si possa più discutere del successivo, ovvero la partecipazione di palazzo Gentili nell’interporto di Orte.

“Che la provincia possa uscire dall’interporto – precisa Allegrini – non la reputo una scelta giusta.

Rimane una partecipazione strategica, soprattutto dopo che la regione ha investito ventiquattro milioni di euro.

Potrebbe essere, in un momento così difficile, una forma anche per far circolare eventuale personale in esubero, visto che la srl dell’interporto assume”.

Il timore è che cedendo le quote in capo a palazzo Gentili, il cui valore si aggira sui 120mila euro, di fatto l’interporto passi da struttura mista pubblico – privato, a privata.

Il costo d’acquisto della azioni è facilmente spendibile da parte d’imprenditori che a quel punto arriverebbero al 51 per cento.

Per trovare una via d’uscita, la delibera d’indirizzo torna in commissione.


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