Viterbo – Ci sono cose che uno spera non accadano mai, poi però il mondo va avanti ed è ineluttabile che accadano. Così è la scomparsa di Nello.
Mi ha introdotto al mondo dei facchini di Santa Rosa, mi ha presentato i “giganti” del trasporto, nomi che come lui rimbombano nella storia della Macchina: Giuseppe Zucchi, Rosario Scipio, il dottor Prosperoni e i vecchi facchini d’allora – troppi, non posso citarli – che dettero vita al Sodalizio.
Con alcuni amici avevamo programmato il primo reportage fotografico completo del trasporto, “Quella sera del tre”. Avevamo problemi a seguire la macchina lungo il percorso: comune, questura… Ricordo lui, Nello. Mi guarda negli occhi, aggrotta le ciglia, serra la mascella, mi afferra un braccio (gesti che gli ho visto fare cento volte) e scuotendo la testa con fermezza dice: “Non te preoccupà, Francé, ce penso io”.
Chissà a quanti ha detto la stessa cosa, rassicurandoli, dando a loro la sua forza.
Potrei dire tante altre cose su di lui. Ma voglio ricordare che ha affrontato tanti problemi, con il trasporto, con i facchini, con il comune: li risolveva con la forza del suo carisma, con la sua sensibilità, con il suo grande amore per santa Rosa, per la macchina, per i facchini, per Viterbo.
Ne approfitto, allora, per esortare il Sodalizio e il comune a prendere esempio da lui, per superare un conflitto e una incomprensione reciproca che non fa loro onore. Tanto meno al cospetto del “gigante” Nello Celestini.
Francesco Mattioli

