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Diffamazione di Berlusconi a Di Pietro, si tenta una conciliazione

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Antonio Di Pietro esce dal tribunale di Viterbo con il suo avvocato Maria Raffaella Talotta

Antonio Di Pietro esce dal tribunale di Viterbo con il suo avvocato Maria Raffaella Talotta 

Antonio Di Pietro al tribunale di Viterbo

Antonio Di Pietro al tribunale di Viterbo 

Antonio Di Pietro esce dal tribunale di Viterbo con il suo avvocato Maria Raffaella Talotta

Antonio Di Pietro esce dal tribunale di Viterbo con il suo avvocato Maria Raffaella Talotta 

Viterbo – Diffamazione di Berlusconi a Di Pietro, si tenta una conciliazione.

Stamattina di fronte al giudice di pace del tribunale di Viterbo l’ex magistrato è tornato in aula per costituirsi parte civile nel processo che vede Silvio Berlusconi accusato di diffamazione per le dichiarazioni del 26 marzo 2008 durante un comizio al Palamalè.

Dopo il rinvio della scorsa udienza per un difetto di notifica al Cavaliere, stavolta l’avvocato Valentina Bolis, in sostituzione di Niccolò Ghedini, ha avanzato alla parte offesa una proposta di risarcimento per chiudere il processo prima ancora che decolli.

“Ci si poteva pensare prima – ha sbottato in aula l’ex toga Di Pietro -. E’ incredibile che una cosa del genere mi venga comunicata alle 9 del mattino proprio del giorno in cui è prevista l’udienza. Stiamo perdendo altro tempo inutilmente, intanto gli anni passano e siamo a ridosso dei termini per la prescrizione del reato”.

La conciliazione, infatti, non è ancora stata raggiunta e l’avvocato Bolis ha chiesto al giudice Fagioni un breve rinvio per tentare di concludere l’accordo.

“Chiami Berlusconi al telefono – ha continuato Di Pietro – così ci mettiamo d’accordo e tra un’ora chiudiamo il processo”. Ma il leader di Forza Italia, non presente in aula, dovrebbe incontrare il suo legale Ghedini soltanto nel pomeriggio. Troppo tardi, dunque, per aggiornare l’udienza ad oggi stesso.

Il giudice Fagioni ha quindi proposto un brevissimo rinvio, con sospensione della prescrizione, affinché le parti trovino, nel frattempo, l’accordo.

Antonio Di Pietro, anche se visibilmente contrariato, ha accettato di aggiornare l’udienza ai primi di marzo, mentre il suo legale Maria Raffaella Talotta ha depositato di nuovo la costituzione di parte civile del magistrato che, se la conciliazione non dovesse andare in porto, verrà presa in considerazione prima di aprire il dibattimento.

La diffamazione oggetto del processo risale al 26 marzo del 2008 quando durante un comizio a Viterbo, Berlusconi disse che “Di Pietro si è laureato grazie ai Servizi, perché non è possibile che l’abbia presa uno che parla così l’italiano”. E ancora che l’ex magistrato avrebbe “messo dentro persone senza prove”. Da qui è scattata la denuncia e l’inizio di una lunga serie di ricorsi.

La Camera dei deputati, infatti, ha riconosciuto in un primo momento l’immunità a Berlusconi, confermata dal giudice di pace di Viterbo secondo cui il leader di Forza Italia non era punibile proprio per quel motivo.

Poi gli atti sono stati trasmessi alla Corte costituzionale e la Consulta ha annullato la delibera del 2010 con cui la Camera definiva Berlusconi intoccabile. In seguito il ricorso in Cassazione del pm Conti, sollecitato dall’avvocato di Di Pietro, Maria Raffaella Talotta. Ricorso vinto, mentre gli atti vanno ancora alla Consulta per decidere del conflitto di attribuzioni tra il potere legislativo della Camera e quello giudiziario della Magistratura.

L’ultimo atto è stato quello che ha portato al processo di fronte al giudice di pace di Viterbo, che ora potrebbe risolversi con un accordo tra le parti.

Francesca Buzzi


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