Viterbo – Un altro avviso di garanzia.
Dopo l’udienza preliminare in corso per abuso d’ufficio, diffamazione, falso materiale, soppressione di documenti e calunnia, nuove ipotesi di reato si abbattono su Ugo Gigli.
L’ex direttore dell’Ater è indagato anche per interruzione di pubblico servizio e usurpazione di funzioni pubbliche. La notizia, sotto forma di avviso di garanzia, gli sarebbe arrivata mercoledì. Proprio il giorno in cui era fissata l’udienza preliminare della vicenda che lo vede contrapposto ad Angela Birindelli, ex assessore regionale ed ex dipendente dell’Ater, sugli incarichi esterni ricoperti dall’ingegnera.
“Nel giro di un anno e mezzo sono diventato una specie di capomafia. Non lo sapevo – ironizza Gigli -. Non avevo mai ricevuto un avviso di garanzia in vita mia. Ora ho perso il conto. E mentre le mie denunce dormono da qualche parte, evidentemente perché sono più articolate, quelle degli altri decollano in tempi record”. Il suo avvocato Enrico Valentini si associa, parlando di denunce a “con due velocità”. “Due pesi e due misure – afferma -. Aspettiamo dalla vigilia di Natale del 2013 l’esito delle denunce che abbiamo sporto a carico di Angela Birindelli. Niente. Ci mandassero almeno la richiesta di archiviazione. Nemmeno quella”.
Anche per questo, la difesa di Gigli è arrivata a denunciare il pm Renzo Petroselli, titolare dell’indagine, e a presentare un’istanza di avocazione di 400 pagine. “Sembra quasi che il dottor Petroselli abbia sviluppato una specie di competenza personale su Gigli di cui non comprendiamo il perché – dichiara l’avvocato Valentini -. Ci sono sette pubblici ministeri in quella procura. Quello che sembra a noi è che Gigli sia entrato nel mirino di qualcuno e qualunque cosa fa diventa reato”.
Tra Gigli e Birindelli, ormai, è guerra aperta su tutti i fronti. Al civile per il contenzioso aperto dopo il licenziamento dell’ingegnera. Al penale, per i presunti tentativi di Gigli, secondo il pm, di addossare irregolarità alla Birindelli sull’assunzione di incarichi esterni. Denunce e controdenunce. Ma, almeno per ora, Gigli è imputato e Birindelli parte civile.
“L’avviso di garanzia non spiega per quale motivo sarei indagato – continua Gigli -; le ipotesi di reato ci sono, ma non è specificato a quali fatti si riferirebbero. Provo una grande curiosità. Forse riguarda l’assemblea permanente in azienda. Ma quella l’ha organizzata il personale. Non so che dire, a parte il fatto di essere stato colto di sorpresa… Ci vuole molta pazienza, in questo periodo”. Quanto all’ipotesi di usurpazione di funzioni pubbliche, per il suo legale “fa acqua da tutte le parti”. “Lo dimostreremo – continua Valentini -. Dalla revoca dell’incarico, ha continuato ad andare a lavorare come dirigente senza firmare più nulla in qualità di direttore generale. Ha un contratto regolare di diritto privato: se non fosse andato a lavoro, sarebbe incorso in questioni civilistiche”.
Dopo quarant’anni passati a dirigere l’Ater, una settimana fa la doccia fredda: sollevato dall’incarico dal commissario straordinario Pierluigi Bianchi, che spiega di aver agito in forza di una comunicazione regionale che mandava a casa tutti i direttori generali Ater dal 19 gennaio, anche in vista della soppressione dell’ente entro l’estate. Gigli vede nero: annuncia di adire le vie legali, civili, penali e amministrative per tornare al suo posto. Parla di “norme che riguardano enti pubblici diversi dall’Ater e, quindi, non varrebbero per l’azienda”. Ma aggiunge anche che “gli atti non sono validi perché nella decisione non sarebbero stati coinvolti i sindaci”.
Accanimento? Lui risponde che “Chi non lo vede è in malafede”.



