Bagnaia – Un assolto e cinque rinviati a giudizio.
Si è conclusa così l’udienza preliminare per la vicenda della farmacia di Bagnaia: medicinali defustellati e accantonati, senza consegnarli ai clienti. Ma le ricette venivano comunque compilate per ottenere rimborsi dal servizio sanitario nazionale.
Il caso scoppiò nel settembre 2012, dopo il blitz dei Nas in farmacia. Trovarono un cumulo di farmaci senza fustelle, i bollini a lettura ottica applicati sui medicinali e poi sulle ricette. Sei gli indagati: due medici, due farmacisti, la titolare della farmacia e il figlio. Oggi sono rimasti in cinque: ieri mattina, il gup Franca Marinelli ha assolto uno dei medici. Rinvio a giudizio per gli altri cinque, prosciolti per alcuni capi d’accusa e mandati a processo a luglio per altri.
Il pm Stefano D’Arma ipotizzava il falso, la truffa ai danni del sistema sanitario nazionale, l’esercizio abusivo della professione medica per i farmacisti e il furto di alcune ricette. Quest’ultima accusa è venuta meno.
La richiesta di sequestro preventivo della farmacia fu respinta in fase di indagine. Idem per la richiesta di interdizione degli indagati. Ossia, un periodo di sospensione dal lavoro, che il tribunale di Viterbo ritenne di non disporre.
Che gli indagati volessero “arricchirsi” con quel sistema, per i difensori, è fuori da ogni logica. Lo dicono le cifre: la farmacia di Bagnaia ha un fatturato annuo di 2,5 milioni di euro, mentre l’importo della truffa ammonterebbe a poco più di 7mila euro.
A luglio il processo.
