Vetralla – Condannati a tre anni e mezzo, ma solo per ricettazione.
Non sono stati ritenuti responsabili né di furto né di rapina i sette imputati della “banda del buco”. A giudizio erano finiti per la raffica di furti nella zona di Vetralla, tra il 2005 e il 2006, sempre con la stessa tecnica: praticare un foro in una finestra per poi aprirla con un ferro arrotondato ad arte per scardinare la maniglia.
I carabinieri li arrestarono dopo essere risaliti alla loro ‘base’: un appartamento in zona Borghesiana, dove furono ritrovate catenine, anelli, orologi, gioielli in oro da donna che poco si addicevano agli inquilini maschi dell’appartamento.
Dalla lunga serie di furti, il giudice del tribunale di Viterbo Rita Cialoni li ha assolti per non aver commesso il fatto. Così come dall’accusa di rapina, con annesso tentativo di investire i carabinieri.
Nella stessa casa, in zona Borghesiana, i carabinieri avevano trovato anche 80mila euro e macchinette fotografiche risultate rubate in Abruzzo. Le segnalazioni di case e locali svaligiati si susseguivano dall’estate 2005 soprattutto a Vetralla, ma anche a Capranica e Tre Croci. I difensori di uno dei sette, Fabrizio Ballarini e Marco Valerio Mazzatosta, hanno smontato pezzo per pezzo le accuse a carico del loro assistito, per il quale il pm Cristiano Ricciutelli chiedeva sette anni di reclusione.
Il ragazzo condivideva con gli altri l’appartamento alla Borghesiana, ma era fuori tutto il giorno per lavoro e rincasava la sera. Per più di uno dei furti contestati aveva un alibi: la notte del 19 maggio 2005 era in caserma a Ronciglione mentre veniva saccheggiata una tabaccheria a Vetralla. Né la macchina usata per l’altro furto, i primi del 2006, poteva essere la sua, parcheggiata da circa un mese in un deposito giudiziario e sottoposta a fermo amministrativo. Né il chewing-gum con il suo dna trovato nella Ford Galaxy della rapina con tentativo di falciare i carabinieri, può costituire una prova: gli avvocati non hanno neppure i documenti che ne attestino le analisi in laboratorio.
Per gli avvocati, insomma, il ragazzo si è trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato: l’appartamento alla Borghesiana durante il blitz dei carabinieri. Per lui e gli altri è scattata comunque la condanna a tre anni e mezzo per ricettazione, per tutti . Prescritti alcuni capi d’accusa. Assoluzione da gran parte degli altri.
– Furti e rapine, un minorenne a capo della “banda del buco”
