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Operazione Mamuthones, giudizio immediato per 4 indagati

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Operazione Mamuthones - Salvatore Medde

Salvatore Medde, indagato in “Mamuthones” e “Toro Loco”

Operazione Mamuthones - Gavino Medde

Gavino Medde, indagato in “Mamuthones” e “Toro Loco”

Operazione Mamuthones - Mario Tatti

Mario Tatti, indagato in “Mamuthones” e “Toro Loco”

Operazione Mamuthones - Pier Paolo Mulas

Pier Paolo Mulas, indagato in “Mamuthones”

Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione “Toro Loco” – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione Toro Loco - Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Operazione “Toro Loco” – Le armi sequestrate ai Medde nel 2009

Viterbo – Giudizio immediato per i fratelli Medde. Ma non per tutti.

La procura vuole chiudere in fretta la pratica “Mamuthones”, giocando d’anticipo per evitare ogni rischio prescrizione. Per questo il pm Fabrizio Tucci avrebbe ottenuto il giudizio immediato per i quattro indagati dalla posizione più delicata: i fratelli Salvatore e Gavino Medde, Pier Paolo Mulas e Mario Tatti, tutti accusati di associazione a delinquere. Degli altri nove, più di qualcuno sarebbe in trattative per il patteggiamento. 

“Mamuthones” è l’operazione dei carabinieri di Ronciglione che ha sgominato la banda a prevalenza sarda che terrorizzava le campagne della bassa Tuscia. Furti in aziende e casali da decine di migliaia di euro a notte. E poi le armi, molte delle quali non trovate, e altri episodi contestati singolarmente, come la rapina a una 60enne legata, imbavagliata e presa a pugni (a opera di Mulas) o lo stalking di Giuseppe Medde ai vicini di casa. Una persecuzione a base di macchina bruciata e “pizzini” recapitati dai condomini con gli “ordini” da eseguire anche su dove spostare i vasi.

Il blitz era scattato a novembre: 13 arresti e 150 carabinieri impegnati. Dalla notifica del decreto di citazione a giudizio, gli indagati avranno venti giorni per decidere se andare a processo, patteggiare o chiedere l’abbreviato. In tal caso avrebbero lo sconto di un terzo della pena.

Intanto, ieri, è stato il giorno dell’udienza preliminare per l’altro procedimento a carico dei quattro fratelli Medde e di altre 25 persone.

L’inchiesta, coordinata dal pm Massimiliano Siddi, risale al 2009. A ottobre scatta l’operazione “Toro Loco” e le manette per i quattro i fratelli Medde, sardi d’origine ma residenti tra Ronciglione e Castel Sant’Elia da più di vent’anni. I carabinieri gli trovano un arsenale di armi, tra noccolieri, mannaie e coltelli. “Strumenti di persuasione” funzionali a intimorire le vittime di quella che, per l’accusa, era un’associazione a delinquere finalizzata all’estorsione, al traffico di droga, al recupero crediti con metodi violenti e al danneggiamento. Cinquanta capi di imputazione che raccontano di ritorsioni sistematiche e variegate: dalle auto incendiate o danneggiate alle porte di casa bruciate, fino a calci, pugni e minacce di morte alle vittime. I Medde, Tatti e gli altri avrebbero agito anche su commissione di mandanti identificati e non.

“Regolatori di conti”. Intermediari persino in questioni di eredità familiare. Chiamati per far ritirare denunce o estorcere somme di denaro, sempre coi mezzi dell’intimidazione. E’ il caso dei colpi d’arma da fuoco esplosi contro una casa di riposo o della macchina incendiata di uno spacciatore che faceva concorrenza nel traffico di droga a Gavino Medde e all’altro indagato di “Toro Loco” Ivan Massari.

Dopo l’arresto dei Medde, l’inchiesta si allarga anche all’ambiente delle discoteche per il servizio di sicurezza violento dei buttafuori in alcuni locali viterbesi. Servizio di sicurezza a volte anche imposto. Come sarebbe successo al titolare di un centralissimo bar viterbese, costretto con le botte ad accettare la sorveglianza della società di Mauro Laudi.

Nel 2009, il Riesame rimette i Medde in libertà, ritenendo inattendibile Ivan Massari che li accusava e si autoaccusava. L’indagine “Toro Loco” nasce da lui, dalle sue dichiarazioni e dal presunto colpo d’arma da fuoco esplosogli contro da Gavino Medde. Aggressione che fu giustificata come ‘incidente di caccia’. La procura, all’epoca, arrivò – senza successo – fino in Cassazione per far tornare i Medde in carcere.

Ieri, all’udienza a porte chiuse davanti al gup Francesco Rigato, è stata chiesta una perizia psichiatrica su Massari dalla sua difesa e da quella dei Medde. Servirà a capire se il 35enne può stare in giudizio. Ovviamente, una perizia psichiatrica sull’imputato che ha dato il via alle indagini è una cartina tornasole: significa sottoporre a un primo vaglio le sue vecchie dichiarazioni e, quindi, verificare quanto è solida la base dell’inchiesta.

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