Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “Il 10 febbraio anche i sindaci siano in piazza con gli agricoltori per sollecitare il governo ad adottare una soluzione condivisa che non danneggi drammaticamente uno dei settori più importanti per l’economia del territorio e del paese”.
A lanciare l’appello è Agrinsieme Viterbo che per martedì prossimo alle 10 ha organizzato un presidio sotto la prefettura di Viterbo in piazza del Comune per protestare in modo pacifico e ordinato contro un “balzello che colpisce al cuore l’economia della Tuscia”.
“Una manifestazione – spiegano Giuseppe Ferdinando Chiarini (Presidente Confagricoltura), Bruna Rossetti (Presidente Confcooperative), Fabrizio Pini (Presidente Cia) e Angelo Biagini (Presidente Legacoop) di AGRINSIEME Viterbo – alla quale invitiamo tutti i sindaci della provincia di Viterbo, così come tutti i rappresentanti istituzionali del nostro territorio, affinché anche le amministrazioni locali facciano sentire forte e chiara la loro voce”.
Su 60 comuni della Tuscia, sono soltanto otto quelli totalmente esentati dall’Imu agricola (in sette sono esentati solo gli imprenditori agricoli professionali e i coltivatori diretti).
“L’Imu agricola – proseguono da Agrinsieme Viterbo – non solo è un’inutile balzello di cui nessuno sentiva la necessità, ma rappresenta soprattutto un vero e proprio pugno nello stomaco all’intero settore agricolo, così come alle famiglie degli imprenditori e dei coltivatori diretti già duramente colpiti dalla crisi economica come tantissimi altri cittadini, tenuto conto che il settore dal 2015 deve sopportare la riduzione del 23% dei consumi medi di gasolio, una rivalutazione degli estimi catastali e la mancata deduzione del costo del lavoro agricolo a tempo determinato dalla base imponibile Irap, promesso nella Legge di Stabilità del dicembre scorso.
In soldoni sono 767 milioni di euro che il settore non può assolutamente sostenere. Se ciò non bastasse, provocherà molto probabilmente anche un aumento degli affitti delle terre col rischio di avviare un percorso di abbandono delle coltivazioni. Terra strappata all’agricoltura, terra abbandonata che potrebbe diventare vittima di speculazioni edilizie o altro.
Il tutto in un momento in cui – e a dimostrarlo sono i dati della Camera di Commercio – l’agricoltura viterbese, rispetto ad altri settori economici, è l’unica ad avere un saldo positivo tra aziende iscritte e aziende cessate. È necessario prendere posizione – sottolineano Chiarini, Rossetti, Pini e Biagini – ed è necessario che lo facciano tutti. Prima che sia troppo tardi. Prima che a pagare le conseguenze di scelte sbagliate siano come sempre i cittadini”.
Agrinsieme ieri mattina “ha inoltre iniziato l’opera di sensibilizzazione dei rappresentanti politici nel corso di una riunione svoltasi in Camera di Commercio a Viterbo incontrando la parlamentare Alessandra Terrosi, la quale ha dichiarato la volontà di intervenire immediatamente sul Governo.
In ogni caso – precisa Agrinsieme – la scadenza, che stiamo chiedendo a livello politico di far rinviare allo scopo di cancellare l’annualità 2014, qualora non venga rispettata è sanabile con una sanzione di lieve entità attraverso il ‘ravvedimento operoso’”.
Agrinsieme Viterbo
