Viterbo – (g.f.) – La forma e la sostanza. Conta più la seconda della prima, tuttavia la seconda a volte non può prescindere dalla prima.
Così, ieri ai funerali di Nello Celestini, il discorso del sindaco Michelini, il ricordo sentito del presidentissimo, hanno colpito i presenti.
Lo stesso primo cittadino, ricordando la frase pronunciata da Celestini il 3 settembre 1986 quando la Macchina ha rischiato di cadere, è stato colto dall’emozione. Sostanza. Peccato la forma.
Non è sfuggito al Sodalizio dei facchini di santa Rosa, l’assenza del gonfalone del comune in chiesa. Mentre quello della provincia c’era.
“L’assenza del gonfalone del comune – è riportato in un post nel profilo Facebook del Sodalizio – la dice lunga su tante cose… ”. Riferimento ai rapporti non esattamente idilliaci fra le due realtà.
Per un personaggio così amato, non solo all’interno del Sodalizio ma in tutta Viterbo, non avere esposto il gonfalone per i facchini è stato uno sgarbo. Non tanto a loro, quanto alla memoria di Celestini. Da qui l’amarezza, esternata nel messaggio.
Da palazzo dei Priori fanno trapelare come esista un cerimoniale. A quanto pare, stando alle regole, ieri era uno dei casi in cui il gonfalone non andava esposto.
Così come il sindaco non doveva indossare la fascia. Che però il presidente della provincia indossava.
Nessuno immagina che sia un qualcosa di voluto. Anzi. Probabilmente poca attenzione alla forma. Che però per chi fa politica a volte è anche sostanza.
In questo caso era decisamente sostanza. Di fronte a una perdita così importante per la comunità, le regole, per le quali comunque esistono le deroghe, appaiono davvero poca cosa.
In molti si sono accorti della mancanza del gonfalone.
Che non c’era per una regola, ma che per un’altra regola, quella del buonsenso, avrebbe dovuto esserci.
