Castel Sant’Elia – Una distesa di fiori bianchi, tanti palloncini colorati, la maglia numero 9 su feretro candido. E poi tanta, tantissima gente, un fiume di persone che ha accompagnato Luca Graziosi nel suo ultimo viaggio ( video – fotocronaca 1 – slide – fotocronaca 2 – slide).
Per i funerali del 16enne, stroncato lunedì notte da una sospetta meningite, Castel Sant’Elia si è fermato. E non solo. Del resto la morte del ragazzo è stato un fulmine a ciel sereno per tutti: la sua famiglia, i suoi amici, i compagni di scuola e quelli della squadra di calcio in cui giocava.
La bara bianca è stata portata a spalla proprio da loro, gli stessi con cui venerdì si era allenato in vista della partita di domenica. Un corteo lunghissimo, da Castello paese fino alla basilica, e lentissimo. “Era come se non volevate più lasciarlo – ha detto il vescovo Romano Rossi nell’omelia -. Più durava quel tragitto e più lo potevate tenere ancora un po’ con voi”.
E sul feretro non poteva mancare quella maglia numero 9 che Luca portava con tanto orgoglio.
“Lo avete portato in trionfo come si fa con i calciatori dopo una vittoria importante – continua monsignor Rossi rivolgendosi ai ragazzi in chiesa -. E’ come la curva di uno stadio: calorosa e affettuosa. Ma adesso, anche se sarà difficile, dovete capire che Luca sarà sempre con voi. Rimarrà qui se voi continuerete a mantenere un contatto con lui. Dimenticherete molte persone nel corso della vita: i vecchi amici, i compagni di squadra, ma non Luca. Lui ora rimarrà nel vostro cuore”.
Pochissimi i riferimenti al Vangelo, il vescovo parla a quella marea di gente venuta lì per Luca Graziosi come uno di famiglia.
“Non ho mai nominato Dio finora – prosegue Rossi -. Perché sarebbe inutile dirvi le solite frasi di circostanza sulla fede. Nessuno, purtroppo, potrà mai spiegarvi perché Luca sia morto a 16 anni. Perché i suoi genitori hanno dovuto provare un dolore così grande. Vi prego solo di farvi forza e di accompagnarlo in questo viaggio”.
Dopo l’omelia alcuni amici di Luca hanno letto un messaggio per il loro “campione” che li abbandonati così presto e così improvvisamente. Poi centinaia di palloncini colorati sono stati fatti volare in cielo, lassù, quasi a cercare di raggiungerlo.
Fuori e dentro la basilica di Sant’Elia un tappeto di fiori bianchi. I genitori di Luca non hanno mai distolto gli occhi da quella bara bianca. Suo padre, prima che il feretro partisse dalla chiesa in direzione del cimitero, si è avvicinato per un’ultima carezza.
Intanto, mentre Castello è paralizzato dalla scomparsa di Luca, si attende l’esito delle analisi eseguite sul corpo del 16enne per confermare o meno che si sia trattato di una meningite fulminante.










