Viterbo – (g.f.) – Nuova Macchina di santa Rosa. Il nome dei progetti presentati poteva coincidere con quello del motto contenuto nella busta A, con relativi progetti e relazione tecnica?
Una domanda non da poco. Su questa si basa il ricorso presentato dal secondo classificato, Gianluca Di Prospero.
Il riferimento è a Raffaele Ascenzi, vincitore del concorso, con Gloria. E’ il nome della nuova Macchina, ma è anche il nome del motto, letto durante la proclamazione in seduta pubblica e contenuto nella busta A.
Ce n’è abbastanza per Di Prospero per avere chiarimenti e annunciare ricorso al Tar. Procedimento, che potrebbe mettere a rischio la realizzazione della Macchina, a causa dei tempi ristretti per tutte le procedure.
Per avere qualche chiarimento, c’è il bando stesso.
Tutti i documenti contenuti nella busta A non devono devono violare il carattere dell’anonimato. Quindi niente simboli, segni o altri elementi identificativi, pena l’esclusione.
Lo stabilisce l’articolo 4.
Subito dopo, in un periodo separato dal precedente, l’articolo si chiude con la frase: “Tutti gli elaborati dovranno essere contrassegnati da un motto”.
Il bando, poi, sul sito del comune era corredato da una serie di Faq, domande ricorrenti su alcuni aspetti.
Uno dei quesiti riguarda proprio il caso citato da Di Prospero: “Relativamente all’articolo 4 busta A – si legge nella domanda – il motto di cui si parla, può essere inteso anche come il nome dato alla Macchina?”.
Al dubbio, i tecnici del comune rispondono così: “In merito all’articolo 4 busta A, si specifica che il motto identifica l’idea progettuale”.
Quando si dice essere chiari e diretti…


